Collettivo Holzwege.

abbiamo fatto il possibile per non farlo sembrare un comunicato delle br. vogliate se non altro apprezzare i nostri sforzi.

martedì, novembre 08, 2005

"Io sono Ubik. Prima che l'universo fosse, io sono."

Philip Kindred Dick - Ubik: É il 1992. Ma non è il 1992. Questo per molti versi. Non solo perchè quello di cui leggete non è "vecchio", ma perchè non è mai stato. Entrare in un libro di fantascienza, specialemente degli anni '50, è sempre (magari solo un po', velatamente) sorridere dell'ingenuità dell'autore: certo va considerato anche che chi scriveva, non aveva certo intenzioni vaticinatorie. E questo è particolarmente vero per Ubik, anche se proprio in questo romanzo, difficilmente si può fare a meno di notare il mondo descritto, gli oggetti, i palazzi, i veicoli. In un certo senso è il mondo a contorno del protagonista, Joe Chip, ad essere a sua volta un personaggio del romanzo. Allora colpisce quel trionfo di ingenuità analogiche, macchine esose di denaro per qualsiasi cosa: dalla porta al frigorifero, al tostapane, alla macchinetta per il caffè, alla televisione tutto funziona a monete, in casa o fuori. Un trionfo d'alienazione, dove anche la morte viene negata, in virtù di una semi-vita in congelamento, dalla quale si può ancora comunicare col mondo esterno, perquanto non eternamente.
Un mondo alienante specie per Joe, che ha - diciamo eufemisticamente - qualche piccolo problema a gestire il danaro, che finisce per non bastargli mai. Joe è un "esaminatore elettrico" per la Runciter Associates: il suo lavoro consiste nell'esaminare i soggetti "inerziali" muniti di poteri anti-psi e considerare se e quanto sono utili all'azienda. Deve cioè trovare soggetti che siano in grado di contrastare l'operato di telepati, precognitori ecc. Alla vigilia di un grosso contratto con una delle più importanti aziende del sistema solare, si presentano alla sua porta GG Ashwood, di professione "esploratore" (un procacciatore di "inerziali") ed un ragazza con un potere strabiliante: Pat riesce a tornare indietro nel tempo e modificarlo, annullando così tutte le possibilità di previsione da parte dei precog (preveggenti). Con Pat al seguito, Joe, il signor Runciter ed altri 10 inerziali partono per la Luna... ma qualcosa va storto. In un universo che comincia a collassare su se stesso ed a tornare indietro nel tempo, mentre tutti intorno a Joe cominciano a scomparire preda di una orrenda morte, solo Glen Runciter sembre essere l'entità in grado di salvarlo, malgrado sia morto sulla luna. Ed intanto una parola troneggia su tutto questo universo in disfacimento: cos'è Ubik e come funziona?
Anche in questo che è il suo capolavoro, Dick pone interrogativi fondamentali sul senso della vita, sulla realtà del sogno, sulla difficoltà di discernere, ad un certo punto, tra l'uno a l'altra, in un mondo senza dio, senza speranze, senza più prospettive se non quelle della fine.
Mozione avanzata dall'onorevole SleepingCreep alle ore 10:08 AM.

9 Comment

Al che, Anonymous Anonimo disse:

Non ho mai letto nulla di fantascienza ma ammetto che questa recensione mi ha piacevolemente incuriosito... Appena avrò del tempo libero cercherò di procurarmelo per leggerlo.
See ya

6:14 AM  
Al che, Blogger [lou, the fishing dog] disse:

MA NON CI POSSO CREDERE!
Giungo bel bello per ricambiare cordialmente un post e ti trovo questo!

Dal mezzo della mia collezione di libri di Dick mi inchino a cotanta saggezza.
e aggiungo: Un oscuro scrutare. Il libro meno fantascientifico tra quelli di Dick (esclusi quelli mainstreaming tipo "in terra ostile"). Ma proprio un gran libro.

Rimango ancora senza parole. Stima e saluti a profusione.

(approposito:i dirty three. non li conoscevo. sono stati una buona scelta - grazie)

11:58 AM  
Al che, Blogger SleepingCreep disse:

Grazie per il commento: anche se mi sorge qualche perplessità che potrebbero (finalmente) stimolare una discussione su questo blog. In sostanza non so quanto questo possa essere definito il libro "meno fantascientifico" di Dick. Bisognerebbe interrogarsi su cosa sia la fantascienza... certamente rispetto ai racconti di "Minority Report ed altri racconti" o di "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?", questo è meno fantatecnologico, ma i temi della scienza fantastica ci sono tutti: in sostanza non credo che sia necessario un'atmosfera da spazio intergalattico alla "Star Trek", da frontiera spaziale, per generare un discorso fantascientifico. Vi va di fare considerazioni su questo? Grazie ed alla prossima.

12:58 AM  
Al che, Blogger [lou, the fishing dog] disse:

E infatti hai ragione - sono io che mi sono spiegato male.

Riformulo:
Ubik è un gran libro. Probabilmente il più complesso che Dick abbia mai scritto.

Senza stare a snocciolare la biografia del Nostro, devo doverosamente ricordare che Dick era conscio della poca considerazione suscitata dai romanzi di fantascienza. Tant'è vero che tentò a più riprese di sfondare con un "grande libro americano". Le sue ambizioni mainstream naufragarono in fretta, perchè libri come il citato "In terra ostile" o "l'uomo dai denti tutti uguali" o anche "Mary e il gigante" e pure il bel "confessioni di un artista di merda" non portarono fama nè soldi (al contrario dei romanzi fantascientifici che gli garantirono delle entrate decorose e, soprattutto, una fama internazionale di cui lo stesso Dick si sorprese allorchè partecipò al festival di Metz- dove tra l'altro pronunciò il celeberrimo discorso noto in Italia col titolo "se pensate che questo mondo sia spietato dovreste vedere cosa sono gli altri").

Dick quindi si calò in pieno nella fantascienza, abbinando ad ambientazioni che oggi ci paiono ingenue, tematiche moderne e attuali. Infatti all'ancestrale interrogarsi su "in che misura l'uomo possa conoscere la realtà che lo circonda" e "come ci si può fidare dei propri sensi limitati", Dick accompagna la PARANOIA e inserisce un elemento che, con le parole di Pascal, potremmo definire il "genio maligno" (mi pare almeno, ma la filosofia l'ho studiata +' di 10 anni fa, per cui abbiate pietà se scrivo cazzate).
In sostanza alla base dei libri di Dick c'è una realtà che il protagonista ritiene di conoscere e in cui è abbastanza integrato, ma un piccolo elemento lo porterà ad interrogarsi sulla verosimiglianza delle sue percezioni. E l'ipotesi più assurda si rivelerà fondata.

Questo il meccanismo in soldoni.

Tornando a noi:
quello che intendevo dire è che, per l'appunto, Ubik è un gran libro. Ma secondo me non è il suo migliore.
Il migliore di Dick, a mio parere, è "un oscuro scrutare" che è, questo sì, il suo libro fantascientifico dove compare meno fantascienza ( mi pare che l'unico elemento fantascientifico sia la "tuta disivindualizzante" o qualcosa del genere). Ed è un libro dove lui riporta episodi reali della sua vita, legati all'uso (e abuso) di droghe. Che sono alla base della sua paranoia e del suo diffidare della realtà "comunemente percepita".

Per quel che riguarda gli elementi puramente fantascientifici, mi pare siano strumentali alla narrazione: Dick non ci vuole convincere che il futuro sarà così come lui lo descrive; al contrario piega e adatta i concetti immaginifici della realtà futura ai fini narrativi dettati dalle tematiche "di paranoia gnoseologica" (mi sto montando la testa).

Ultima nota: di pari passo con Ubik va "le tre stimmate di Palmer Eldritch". Un altro gran libro.

11:31 AM  
Al che, Anonymous Anonimo disse:

Situazioni limite, paradossali, come se portare le cose verso la loro sovversione, potesse dire invece la cosa giusta. Questa per me è la grandezza di Dick. Non sono d'accordo con Stefano, che dice che la fantascienza per Dick è un ripiego, e che invece i suoi racconti migliori siano quelli meno fantascientifici, che l'elemento fantascientifico è giusto un modo di cedere alla sopravvivenza. Per quello che ne so, NESSUNO SCRITTORE non è mai sceso a compromessi con il mercato, con il suo pubblico, insomma con altre attese. Il problema che Dick non è uno scrittore di Fantascienza, anche se così è stato etichettato dai critici che leggono poco. Dick invece è quello che mi piace chiamare un "cavallo di troia". Non è quello che ti aspetti, mai. La sua poetica non a caso può riassumersi proprio con questa frase "ciò che ti accade, non è quello che ti aspettavi, vero?". Dick mette in gioco da questo punto di vista molte scene di una tale poetica. Si legge Dick, per leggere ciò che non ci si aspetta. Come nella migliore tradizione della grande arte. Dick è come Kafka, Proust, Miller, uno scrittore completo. "Un oscuro scrutare" per esempio non è fantascientifico, ma fantapolitico. Già, come tutti i romanzi di Dick(Si leggano: I simulacri, Le tre stimmate, In senso inverso, E Jones creò il mondo, Noi marziani, La svastica sul sole, etc..) Dick è il primo grande scrittore di fantapolitica.

7:36 AM  
Al che, Blogger [lou, the fishing dog] disse:

mi associo con la definizione fantapolitica ma vorrei precisare: non volevo dire che la fantascienza per Dick fosse un ripiego; è un fatto però che il genere venisse considerato (e lo è in parte tutt'ora) il cugino ignorante (di campagna) della letteratura "principale", che Dick questo lo sapesse e che risentisse del mancato riconoscimento del suo talento.

E poi a parer mio resta innegabile che gli elementi fantascientifici siano solo il mezzo utilizzato per raccontare storie in cui sono insiti dei concetti complessi, ampi e universali (come in Bradbury anche se in direzioni differenti) e non sono (gli elementi fantascientifici) LA storia, come invece avviene in Asimov.

Quando gli elementi di fantascienza pura non sono funzionali alla riflessione che Dick vuole "passare" al lettore, vengono relegati anche a poche righe (come in Un Oscuro Scrutare).
Il che, per un libro che dovrebbe essere di fantascienza, è perlomeno inusuale.

ma soprattutto quello che mi interessa sapere è: che mi dite della trilogia di Valis?

3:16 PM  
Al che, Blogger SleepingCreep disse:

Stefano: Mi cogli impreparato sulla trilogia di Vadis ma rimedierò appena avrò finito di leggere "Il conflitto delle interpretazioni" di Ricoeur. Sul fatto che sia "inusuale" che in un libro di fantascienza non ci siano elementi di fantascienza ti ricordo la saga della Fondazione di Asimov, dove di fantascienza c'è davvero molto poco.

Per quanto riguarda Sac.Man: condivido appieno il discorso sul "cavallo di troia", sono pienamente d'accordo col fatto che tutti gli scrittori devono scendere a compromessi, ma non condivido affatto la tua posizione sulla non fantascientificità di Dick. Anche perchè essenzialmente la mia domanda di fondo era: che cos'è la fantascienza e quando uno scritto si può ritenere appartenente a tale genere? É opportuno fare distinzione tra "fantascienza" "fantapolitica" "fantatecnologia" e così a d andare? Che poi, se andiamo a ben guardare, degli scrittori "puramente fantascientifici" non rimane nulla, anche perchè erano solitamente scrittori di serie z. Chi ricordiamo, infatti sono quegli scrittori "atipici", che hanno fatto della fantascienza un piano di lavoro su cui sviluppare le loro storie: Asimov, Bradbury, Dick e qualche altro. Tuttavia andando a spulciare il catalogo Urania (che ritengo sia stato il maggiore veicolo di diffusione della fantascienza in Italia) vengono fuori libri dove l'elemento fantatecnologico è portato agli estremi livelli, ma la storia non ha nessuno spessore. Se invece prendiamo un Asimov o un Dick, notiamo che di fantatecnologico non c'è nulla o quasi, addirittura Asimov scrive tutta la saga della fondazione senza descrivere mai un'astronave. Dunque: quando possiamo parlare di fantascienza e quando no?

Grazie a tutti per l'intervento, sperando che qualcuno dei compagni del collettivo si svegli e partecipi alla discussione.

1:10 AM  
Al che, Anonymous Anonimo disse:

Valis è secondo me il più bello della trilogia, che rappresenta quella che viene chiamata la fase "gnostica" della sua produzione. In questi volumi vengono immessi passi di quella che Dick chiama "esegesi": tremila pagine di informazioni che lui crede di captare da un'entità divina o aliena e che gli svela il senso del mondo. In Valis però viene molto ironizzata questa presunta veggenza, ponendo Dick un suo alter ego, che non esita a caratterizzarlo come strafatto e pazzo. Non scendo nei dettagli del libro e della trilogia perchè rischierei di rovinarvi sorprese... Cmq rispetto ad altri testi di Dick, risulta un po' pesante proprio per questi continui riferimenti ai frammenti dell'esegesi, che sono molto impegnativi.

Infine, non sono d'accordo che in Oscuro scrutare ci siano pochi elementi "fantascientifici"(ma che io chiamerei fantapolitici): oltre alla tuta(genialata!), c'è la Sostanza M, poi La società occulta che lo distribuisce e che ne amministra la coltivazione e la produzione in un modo che solo oggi riusciamo ad intuire: non voglio fare lo spoiler altrimenti vi rovino il finale. Come pure tutti i dispositivi di videosorveglianza, di comunicazione sono terribilmente plausibili, ma impensabili nel tempo in cui Dick viveva. Secondo me non ha importanza il numero degli elementi fantascientifici, ma la loro portata e la loro plausibilità. Che cmq in Oscuro scutare non sono pochissimi. I romanzi di Dick sono tutti un po' così. Valis ad esempio non ne ha di più!

Ribadisco ancora che la definizione di Dick come scrittore di Fantascienza, deve essere superata. Altrimenti fantascienza è anche Orwell e via dicendo... La mia definiszione di fantapolitica è ovviamente provocatoria, personalente definire generi è da critica di serie z. Diciamo che lo scrittore diventa di "genere" quando ha scritto una cagata, e i critici per salvarlo gli creano l'etichetta: magari piacerà a quelli che aprezzano simili cagate. Vi faccio un esempio : Il film "il sesto senso" è un filmone, ma "the gifh" è una cagata. Però essendo una cagata che ha una sua logica, (ossia dice espressamente: non sono un filmone, sono una cagata, e lo so) questa paradossale coscienza fallimentare a priori diventa il genere. Dick invece come giustamente stefano ricordava voleva scrivere il grande romanzo americano, e la "svastica sul sole" ha tutte le carte per esserlo. Perciò l'etichetta "fantascienza" sta un po' stretta a Dick, che non è partito mai per scrivere una cagata, ma la cosa che lo eguagliasse a Kafka o a Proust. Quest'ultimo poteva all'epoca sua facilmente essre classificato come "di genere", come lo fu anche Baudelaire.

1:32 AM  
Al che, Blogger [lou, the fishing dog] disse:

Chiedo venia per quanto detto su Asimov.

7:36 AM  

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