Collettivo Holzwege.

abbiamo fatto il possibile per non farlo sembrare un comunicato delle br. vogliate se non altro apprezzare i nostri sforzi.

sabato, ottobre 22, 2005

"Quando la memoria ha partorito i suoi demoni, non ho potuto fermarla. "

Boogiepop Phantom: Questa non è una serie animata. Scordatevi i manga coccolosi e con gli occhioni. Scordatevi la comicità deficiente e "giapponese" caratteristica di altri anime. Qui non troverete che sangue, tristezza e disperazione. Questa non è neanche una serie animata, a dirla tutta: è un lunghissimo lungometraggio diviso in 12 parti. Dodici sessioni, dodici storie più o meno parallele, raccontate con maestria ed indefinibile crudezza. E se ne perdete una, il puzzle, già di per sè confusionale, si sgretola, si smaterializza.
La città è in preda ad una iperattività inquietante: arcobaleni abnormi, aurore boreali, cambi di panorama frequentissimi, anomalie elettriche e climatice, malessere dilagante in ogni forma. Il disagio sembra essere una piaga che colpisce ogni fascia di popolazione. Gli adolescenti neanche cercano di reagire. Ma qualcosa sta cambiando: alcuni individui stanno evolvendo, anche se troppo in fretta. In uno scenario tutt'altro che apocalittico, l'apocalisse si muove coi passi pesanti di un assassino e con quelli felpati di una bambina troppo cresciuta. In mezzo c'è chi tenta disperatamente di vivere, di sopravvivere una vita quasi normale. Quasi. É un intreccio senza scampo, senza respiro: ad unirne i fili, le storie di dodici adolescenti diversi: le loro evoluzioni, le loro morti, le loro paranoie, le loro follie. E Boogiepop, da cornice, da corollario alla fine di ogni storia: Boogiepop è il signore della morte, colui che porta via chi è già morto dentro, o chi è troppo vivo per un mondo in bilico tra limbo ed eden, egli riporta solo l'equilibrio. Ed in un mondo devastato, il mondo di chi non capisce "perchè gli uomini si ostinano a vivere, se tanto alla fine devono morire" non può essere che un benefattore.
Tra una colonna sonora soffocante ed un'animazione curatissima (finalmente un anime in cui i giapponesi sembrano veramente giapponesi!) si intrecciano i motivi ed i generi più vari ed interessanti, dalla spy story alla fantascienza, dal disagio adolescenziale al fantasy più "realistico". Il tutto in una architettura decisamente complessa: è chiaro fin dall'inizio che se perdete una sola parte dell'opera non ci capirete nulla. E forse è questo il suo limite: è adatto per lo più a palati fini, non è per stomaci deboli e necessita di tonnellate di attenzione e di partecipazione. La cosa che fa rabbia, invece, è la totale disattenzione che il pubblico italiano ha mostrato per un capolavoro assoluto del genere: forse erano troppo presi a guardare cagate immani come Inuyasha per accorgersi che gli era passato davanti quest'opera d'arte. Ma si sa "in questo periodo, la cosa migliore che ti può capitare è di essere uccisa".
Mozione avanzata dall'onorevole SleepingCreep alle ore 8:49 AM.