Collettivo Holzwege.

abbiamo fatto il possibile per non farlo sembrare un comunicato delle br. vogliate se non altro apprezzare i nostri sforzi.

martedì, settembre 13, 2005

- Senza Parole -

Ferro 3 - La casa vuota: Servono sul serio le parole, per descrivere le emozioni, le sensazioni, i sentimenti? L'amore, per esempio, necessita di frasi sdolcinate e carinerie per dirsi tale? Riuscireste a descrivere il mondo senza l'uso della voce? Kim Ki-duk ci prova. Ed a mio avviso ci riesce. A rischio di fare di questo film "uno dei capolavori del cinema muto". Ma non è il film ad essere muto, sono le parole ad essere logore, inutili.
La storia è allucinante, anormale, già dall'inizio: Tae-suk non ha fissa dimora, non ha un lavoro, non possiede nulla a parte qualche vestito ed una moto. Vive piazzando volantini pubblicitari sulle porte, ma questo non è il suo lavoro. Se lo fa è perchè così può constatare se le persone che abitano lì, sono o meno in casa.
Il giorno dopo, entra nelle abitazioni vuote e ci vive fin quando i proprietari non rientrano. Non ruba o distrugge nulla, non è nè un ladro nè un vandalo: vive solo ai margini, sulle spalle degli altri, ma neanche tanto (fa anche il bucato e ripara gli oggetti non funzionanti). Un giorno come altri entra in una grossa villa. Ma non è solo. Sun-hwa, silente nel suo dolore, incastrata in un rapporto di coppia che di certo non vuole, con un marito che la picchia e da cui non vuol essere nemmeno toccata, giace immobile e lo osserva, inosservata. Quando lui si accorge di lei comincia il loro rapporto silenzioso: lui capisce istantaneamente, senza bisogno di comunicare e quando il marito di lei torna, lui gli da addosso a colpi di palline da golf scagliate con un Ferro 3 appunto. Tae-suk si porta via la donna e comincia la loro vita insieme, il tutto nella più completa afasia. E così, la vicenda scivola, lenta e silente, come un fiume verso il mare, fino ad una conclusione che non ti aspetti, tra cani orrendi e pestaggi epocali.
Di certo questo film è atipico: per sentire i primi dialoghi si deve aspettare che la pellicola giri da un bel po' sul vostro schermo. E forse in questo sta la magia: ti aspetti che da un momento all'altro ci sia quella maledetta battuta, che qualcuno provi a pronunciare una parola . Che non viene mai. Perchè per fare arte, non servono parole, ma emozioni.
Mozione avanzata dall'onorevole SleepingCreep alle ore 1:22 PM.

1 Comment

Al che, Blogger mejicat disse:

ottimo lavoro, maestro

9:32 AM  

Posta un commento

<< Home