Collettivo Holzwege.

abbiamo fatto il possibile per non farlo sembrare un comunicato delle br. vogliate se non altro apprezzare i nostri sforzi.

lunedì, settembre 12, 2005

"Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata"


Massimo Volume - Lungo i bordi: ad ascoltare quest'album ci vuole poco. Come ogni disco basta inserirlo nel proprio lettore e parte la musica. Il punto è cosa esce dallo stereo, cosa vi entra nelle orecchie: a gettare le fondamenta di questa complessa struttura, c'è Primo Dio. É subito tutto palesemente chiaro: un basso tesissimo, opprimente, una chiatarra lasciata a ripetere lo stesso arpeggio all'infinito e che poi si lascia andare con dei tuffi al massimo del delay. Tutti suonano come se suonare fosse l'ultima cosa che rimane loro da fare. Poi, d'un tratto, si erge la voce, quasi inattesa. Le corde vocali di Emidio Clementi non cambierranno mai espressione, non canteranno mai, non proveranno nemmeno ad intonarsi alla musica intorno. E tuttavia, sempre più, mentre scorrono le tracce, prendi coscienza che quelle note neanche potrebbero essere pensate senza quelle parole. Ti passano davanti storie, vita urbana di persone, di gente, spruzzi di situazioni e di anime qualunque che passeggiano lungo i bordi della vita, del tempo. Le tracce scorrono senza nessun accenno allo skip, sarebbe un sacrilegio privare dell'ascolto anche quei brevi siparietti come "Frammento 1" o "Da qui", che contengono poco più che una frase: ogni goccia di questo distillato di vita e di musica è un'emozione unica, preziosa, imperdibile. E dunque è davvero arduo individuare una "perla più rara": chi scrive, non lascia mai a casa il pensiero di quest'album, delle sue melodie, delle sue frasi. E dunque, di tutte, probabilmente preferisco quella col testo più angosciante, che ti fa sentire tutto il peso dell'angoscia contenuta in questi 39 minuti: La notte dell'11 ottobre è dunque forse il classico pezzo che porterei su un'isola deserta. Ma con enorme rammarico. Inverno 85, difatti, colpisce al cuore con la sua aria da inno degli sfigati, con quella frase ad effetto, con la citazione di Wicked Gravity. É pauroso come parole pronunciate riguardo situazioni così semplici, ingenue, banali quasi, possano essere imbastite tanto da raggiungere una potenza tale da raggiungere anche l'ascoltatore più distratto. La musica è attenta, precisa, indissolubilmente legata all'atmosfera dei testi: il parlato la colora, la sfuma, o viceversa, è terribilmente difficile capirlo. Il tutto senza scadere nel virtuosismo, senza mai risultare stucchevole o manierista. Tutto sembra parte di un progetto organico che ha nel basso le sue basi, nella voce il suo apice. Una struttura piramidale volta a lanciare un grido contro noia ed insoddisfazione per una vita che non si vuole accettare come viene.
Un album da avere, da possedere, da vivere e tenere dentro.
Mozione avanzata dall'onorevole SleepingCreep alle ore 10:13 PM.