<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281</id><updated>2011-11-23T23:44:40.859-08:00</updated><title type='text'>Collettivo Holzwege</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Knef</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13826236662716681896</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>19</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-115226937426653364</id><published>2006-07-07T03:06:00.001-07:00</published><updated>2006-11-01T17:00:26.990-08:00</updated><title type='text'>"Uccidi, finchè sei ancora un lupo"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.productionig.com/contents/works_sp/images/jin-roh/mainvisual.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 182px; height: 252px;" src="http://www.productionig.com/contents/works_sp/images/jin-roh/mainvisual.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Jin-roh - Uomini e lupi: &lt;/span&gt;Semplicemente l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;anime&lt;/span&gt; più bello e coinvolgente degli anni '90. Che pure hanno visto tra le migliori realizzazioni - dal punto di vista tecnico - che il genere ricordi. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Jin-roh&lt;/span&gt; è un cazzotto allo stomaco - dall'inizio alla fine. Un'esperienza dolorosamente palindromica, in cui tutto si compie in tempi e modi mai scontati, ma sempre in modo lieve. Nonostante sia tratto da un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;manga&lt;/span&gt; di Oshii Mamoru (autore dell'orrendo anime &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lamù&lt;/span&gt;, ma anche del meraviglioso &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ghost in the Shell&lt;/span&gt;) che cura soggetto e sceneggiatura, tutto in quest'opera fa pensarne bene: dai personaggi alle ambientazioni, tutto è curato fin nel minimo dettaglio, compreso lo scenario politico che si mette in mostra, con i sottili giochi di potere intessuti alle spalle dei protagonisti e del popolo giapponese. La capacità di Oshii è notevole: è riuscito a creare un dopoguerra alternativo nel quale il Giappone vive sotto un perenne stato di polizia ed in cui un fulmineo sviluppo economico ha portato ad uno stato di calamità sociale perenne. In questo contesto degradato/degradante attecchiscono molto presto&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://inferno.slug.org/jpeg/jin-roh.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://inferno.slug.org/jpeg/jin-roh.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; organizzazioni volte al rovesciamento del potere - "antigovernative" - che in breve tempo spingono le autorità all'istituzione di un corpo speciale autonomo dotato di mezzi pesanti chiamato "Unità speciale" (senza molta fantasia, o almeno così è stato tradotto in italiano). Militano in questa organizzazione i soldati migliori. Questi vestono una potente corazza metallica che non lascia loro scoperto neanche un lembo di pelle: armati di potenti mitragliatori il loro compito è stanare ed eliminare i rivoltosi ed i nemici dell'ordine in generale (che non si risparmiano di ridurre in poltiglia).&lt;br /&gt;Dell'"Unità Speciale" fa parte Fuse. Durante un'azione nelle fogne, mentre in superficie imperversa una lotta tra rivoltosi e poliziotti, questo ragazzo atono e meccanico - perfetto membro dell'unità - non preme il grilletto quando dovrebbe e consente a Nanami, un "Cappuccetto rosso" (così vengono chiamate le ragazzine che portano in giro per la città le bombe per i terroristi), di farsi saltare in aria. Fuse si salva grazie alla sua armatura e comincia una piccola odissea paranoide (giudiziaria ed onirica) che lo porterà da un lato a dover ricominciare da capo l'addestramento, dall'altro a sviluppare un senso di colpa che gli farà incontrare una ragazza che si presenterà come la sorella di Nanami.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://verleih.polyfilm.at/jin-roh/jin_01.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://verleih.polyfilm.at/jin-roh/jin_01.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;In un crescendo di dolore e menzogna, Jin-roh non ci risparmia niente del sangue e la merda che circolano in ogni ambiente di potere, dove ogni vittima può essere carnefice di sè e di altri, ci restituisce le cose come sono nella loro crudezza, squarciando il velo favolistico che appanna la nostra visuale. Non è un caso se la storia è tinta a sprazzi di citazioni della favola "Cappuccetto rosso": e non della versione caramellosa a-lieto-fine dei  fratelli Grimm, ma quella macabra della tradizione tedesca, in cui la bambina beve il sangue e mangia la carne della madre. Il mondo è sporco, non c'è giustizia. I lupi mangiano gli uomini. E non c'è nessun cacciatore che ti venga a salvare. Se qualcuno ha un fucile lo userà per ucciderti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-115226937426653364?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/115226937426653364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=115226937426653364' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/115226937426653364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/115226937426653364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2006/07/uccidi-finch-sei-ancora-un-lupo.html' title='&quot;Uccidi, finchè sei ancora un lupo&quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-115002786340680143</id><published>2006-06-11T05:09:00.000-07:00</published><updated>2006-06-14T07:37:47.003-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;"L'opera di Jannis Kounellis è pura energia narrativa. Un grande racconto di immagini che fluiscono, mescolando esperienze e memorie personali e collettive." -Eduardo Cicelyn-&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;All'entrata del &lt;strong&gt;MADRE&lt;/strong&gt;, già sulla soglia del palazzo, c'è qualcosa che travolge i tuoi&lt;img height="186" alt="Cavalli - 1969" src="http://www.scultura-italiana.com/Galleria/Kounellis%20Jannis/images/Kounellis%20-%20Cavalli%20(1969).jpg" width="400" align="right" /&gt; sensi e rischia di stenderti, nel vero senso della parola: é il tanfo irrespirabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jannis Kounellis ripropone infatti i &lt;strong&gt;Cavalli&lt;/strong&gt;, un'opera che per la prima volta fu presentata a Roma nel 1969.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Gli animali di Kounellis sono un ready-made vivente, in cui l'installazione e la performance si fondono, in cui coesistono le opposte nature della realtà: un contesto statico, storico e greve con l'evanescenza della performance, la dinamicità e la deperibilità della vita, l'essere e il divenire.&lt;br /&gt;Ritroviamo così i cavalli decontestualizzati dal loro habitat e messi in relazione con la struttura chiusa e culturizzata rappresentata dalla galleria, museo o altro contenitore architettonico: l'effetto è straniante.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:130%;"&gt;E Kounellis abbatte la barriera tra l'arte e la vita anche con un'altra interessante invenzione: espone un musicista intento nell'esecuzione di un brano, sempre lo stesso, reiterato.&lt;br /&gt;Il violoncellista che troviamo al MADRE non è un concertista, ma è, insieme alla tela alle sue spalle, l'opera d'arte stessa, vista, ancora una volta, come ready-made vivente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:130%;"&gt;&lt;img alt="" src="http://www.3wstyle.net/public/files_upload/utenti/jadore/pappagallo2.jpg" align="left" /&gt;Ma l'artista greco espone anche un pappagallo vero sullo sfondo di una tela monocroma grigia e, nella stessa sala, &lt;span style="color:#330000;"&gt;otto vasche di metallo riempite di terra e piante grasse: la natura viva viene contrapposta polemicamente alla natura morta tradizionale, evocata per metonimie ricostruita mediante le presenze "fredde" dei materiali industriali e l'ordine geometrico della disposizione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il significato eversivo e di rottura con qualsiasi tradizione precedente, appare evidente, così come il tentativo estremo di negare qualsiasi forma stilistica: l'utopia dell'arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#330000;"&gt;Ne è emblema la porta chiusa con pietre presentata per la prima volta a San&lt;img alt="Porta Murata" src="http://www.3wstyle.net/public/files_upload/utenti/jadore/portamurata.jpg" align="right" /&gt; Benedetto del Tronto nel 1969, in cui l'uso di materiali ormai consueti per l'artista, sorprende comunque per l'inedita collocazione, tale da impedire l'accesso all'ambiente che gli era stato riservato per accentuare il senso di rifiuto, la volontà di denuncia e d'insofferenza nei confronti di quelle forme di fruizione dell'arte e degli spazi espositivi, modellate sugli esempi del consumo immediato e superficiale, tipico della civiltà di massa.&lt;br /&gt;Riproposta in seguito e decontestualizzata, la Porta Murata varia e moltiplica i suoi significati e le sue implicazioni, divenendo, ad esempio, segno di quella cultura rurale e artigianale che si oppone alla "borghese" parete stuccata e tappezzata.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Come si è potuto notare l'arte di Kounellis non è mai uguale a se stessa, né nei luoghi né nei significati, le opere sono rigorosamente "Senza Titolo" perché cambiano col tempo che le accompagna, si rinnovano e si deformano a seconda del contesto.&lt;br /&gt;Ne è esempio eloquente la mostra che Kounellis tenne a Roma nel 2002 a cui l'artista diede il titolo di "Atto Unico":&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#330000;"&gt; invadendo i corridoi e le sale della Galleria d'Arte moderna con un immenso labirinto di lamiere di ferro lungo il cui percorso erano posizionate le sue note "carboniere", le "cotoniere", i suoi sacchi di iuta, i mucchi di pietre.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Atto unico&lt;/em&gt; perché realmente irripetibile per la sua complessità, perché inevitabilmente connesso a quel luogo e al quel momento, come irripetibili e unici sono gli atti dell'arte che si sottrae alla riproducibilità della produzione industriale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img height="170" alt="" src="http://www.3wstyle.net/public/files_upload/utenti/jadore/bilancine.jpg" width="200" align="left" /&gt;Jannis Kounellis, citando Germano Celant "propone un'arte povera, impegnata con la contingenza, con l'evento, con l'astorico, col presente", e lo fa con tecniche sorprendenti, ottenendo risultati destabilizzanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:130%;"&gt;Lastre di ferro e sacchi di juta, tele, lettere, numeri... polvere e fiamme ossidriche, coltelli, cocci, libri, ruderi: un'esperienza inusuale, un'immersione nell'arte e nella filosofia, un evento decisamente imperdibile... il resto, raccontatemelo voi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;JANNIS KOUNELLIS&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;em&gt;Napoli, Museo Madre ? Via Settembrini, 79&lt;br /&gt;Dal 22 aprile al 4 settembre 2006&lt;br /&gt;Info: 081 562 45 61; &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.museomadre.it/"&gt;&lt;span style="TEXT-DECORATION: none; text-underline: nonecolor:black;" &gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;em&gt;www.museomadre.it&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;em&gt;Orario: dal Lunedì al giovedì e domenica ore 10.00- 21.00&lt;br /&gt;Venerdì e sabato ore 10.00 -24.00; Martedì chiuso&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-115002786340680143?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/115002786340680143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=115002786340680143' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/115002786340680143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/115002786340680143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2006/06/lopera-di-jannis-kounellis_115002786340680143.html' title=''/><author><name>occhidaorientale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17813783366199304770</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-114509102396575475</id><published>2006-04-15T01:23:00.000-07:00</published><updated>2006-05-10T20:19:24.456-07:00</updated><title type='text'>"Ridi, e il mondo riderà con te..."</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/old-boy-poster02.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 163px; height: 244px;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/320/old-boy-poster02.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Old Boy:&lt;/span&gt; Se dovessi definire con una frase soltanto questa perla di cinema coreano, non potrei che dire: "l'Edipo Re in versione western Tarantiniana". Ma c'è infinitamente di più. Immaginatevi le domande, immaginatevi i perchè. Immaginatevi il motivo per il quale qualcuno possa tenervi rinchiuso per 15 anni in una stanza non più grande di 10 metri quadri. Immaginatevi i giorni, i mesi, gli anni che passano mentre il mondo cresce e si sviluppa a prescindere da voi. Mentre la vostra famiglia - l'unica cosa per la quale vivevate - viene decimata. E la colpa data a voi. Unici compagni di prigionia sono un quadro, una TV ("maestra, amante, compagna...") ed un orologio a cucù. Tutto il necessario per ricordarvi che il tempo passa. Poi, proprio mentre stavate per scavarvi il vostro classico tunnel per scappare, ecco che veniti liberati. E vi chiedete perchè, per 15 anni, siete rimasti là dentro. Ma è la domanda sbagliata.&lt;br /&gt;Old Boy è un film cui appare un senso pieno solo alla fine, un film sulle doppie (ma anche triple, quadruple...) facce degli avvenimenti, della realtà che esplodono in un calvario, un pellegrinaggio pieno di simboli, simbolismi e sangue - tanto ed in tutti i sensi - che non vuole essere lavato che con altro sangue. E l'amore, sopprattutto, un amore&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/old-boy-3.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 155px; height: 106px;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/320/old-boy-3.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; inconcepibilmente cattivo ed indotto, vergognoso e sadico, ma allo stesso tempo totale, noncurante. E mortifero. Un paesaggio terribilmente urbano e terribilmente orientale che ricorda a tratti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hana bi&lt;/span&gt; di Kitano (i paesaggi ed i personaggi silenziosi), a tratti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Kill Bill &lt;/span&gt;(la violenza ed il richiamo del sangue), a tratti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il favoloso mondo di Amelie&lt;/span&gt; (gli assurdi trip mentali del protagonista). Ma è questione di atmosfere: la trama è originale e ben congegnata ed anche se non vi arriverà addosso nessun colpo di scena, il finale stesso vi travolgerà comunque come un pugno allo stomaco ben assestato.&lt;br /&gt;Un film per organi caldi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-114509102396575475?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/114509102396575475/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=114509102396575475' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/114509102396575475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/114509102396575475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2006/04/ridi-e-il-mondo-rider-con-te.html' title='&quot;Ridi, e il mondo riderà con te...&quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-114296514872051829</id><published>2006-03-21T09:53:00.000-08:00</published><updated>2007-01-27T13:28:19.383-08:00</updated><title type='text'>"Succede, tutto qui..."</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/locmagnolia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 161px; height: 217px;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/320/locmagnolia.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Magnolia:&lt;/span&gt; Ricominciare. A vivere, dopo la morte. Accettare ciò che siamo, quanto abbiamo fatto di giusto o sbagliato, perchè il nostro passato è ed esiste, per quanto vogliamo cancellarlo od obliarlo. Per quanto vogliamo negarlo o dolercene. E le nostre azioni generano conseguenze infinite, che non governiamo, che un destino capriccioso persegue, a volte senza motivo. "But it happend" viene da dire, dall'inizio alla fine di questo film: più delle musiche avvolgenti (a volte troppo presenti, ma sempre centratissime), più della fotografia curatissima, più di una delle migliori interpretazioni cinematografiche di Tom Cruise. "Succede".&lt;br /&gt;É satura di polvere la morte, come un vecchio filmato in nero di seppia, quando fa l suo ingresso dalla porta principale, prima ancora dei titoli di testa: quasi si compiace d'essere, di esistere, e quindi gioca senza preoccupazioni e senza cuore con le vite degli uomini. Si muove più sottilmente, in seguito, gioca d'attesa, nel resto della pellicola: eppure è sempre lì a ricordare al mondo ch&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/magnolia3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/320/magnolia3.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;e ciò che è dietro è perso, ma non per questo va dimenticato. La storia che vediamo - o che crediamo di vedere - non è quella che ci si vuole raccontare, quella di cui ci si vuole dare conto: sono cinque storie che rimangono una, che ricadono su se stesse. La felicità è costosa in questo mondo: non è felice chi è ricco, non è felice chi ha successo, non è felice chi è "in gamba", chi è intelligente. É felice, può essere felice solo chi accetta se stesso e chi ama pienamente. E ciò costa. Le bugie, la menzogna anche "a fin di bene" e la vigliaccheria sono mortifere, avvilenti. Ed anche chi - con somma ipocrisia - si pone al di sopra di tempo ed avvenimenti, tenta di &lt;i&gt;sedurli e distruggerli&lt;/i&gt;, di cavalcarli con "maschia" ferocia, finisce in lacrime al capezzale della persona che p&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/tomcruise.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 199px; height: 132px;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/320/tomcruise.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;iù ha odiato lungo la sua esistenza. Magnolia è un film lunghissimo di lacrime ed agonia, ma forse è ben lungi dall'essere un film triste o pessimista. Certamente è malinconico, ma anche liberatorio, di riscatto e liberazione, come sa essere un pianto liberatorio o un violento quanto rapido temporale (forse il più strano della storia) che lava i peccati del mondo: un diluvio biblico che fa girare su se stesse le storie di persone che possono, solo riconoscendo se stesse, ritrovare la pace.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-114296514872051829?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/114296514872051829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=114296514872051829' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/114296514872051829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/114296514872051829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2006/03/succede-tutto-qui.html' title='&quot;Succede, tutto qui...&quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-113333130314437292</id><published>2005-11-29T22:08:00.000-08:00</published><updated>2006-09-10T13:49:43.566-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/7819/1311/1600/halloweenRepnt.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7819/1311/320/halloweenRepnt.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Michael Myers, ragazzino di sei anni, nella notte di Halloween uccide la sua sorella adolescente Judith con un coltello da cucina e con in volto una maschera bianca. Dopo quasi dieci anni trascorsi in un ospedale psichiatrico sotto la cure del Dr Loomis riesce a fuggire dall?ospedale ed a rubare un?auto. Così, a pochi giorni da Halloween, torna nella casa ad Haddonfield dove aveva commesso l?omicidio della sorella. Per caso vede Laurie ed inizia a pedinare lei e le due sue amiche, Annie e Lynda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Halloween&lt;/span&gt; inizia con un pianosequenza in soggettiva che è rimasto nella storia del cinema, la scena della morte di Judith. Si rimane subito sconcertati, oltre che per la bellezza in sé della scena, perché Michael tocca un tasto importante della cultura, ossia la rappresentazione dell?infanzia. La nostra visione dei bambini, nata nel XX secolo, li vede come esseri innocenti. Mettere in scena un bambino che commette un'omicidio è qualcosa che trasmette una sensazione di profondo disagio, va al di là delle categorie mentali.&lt;br /&gt;Il fascino di MM inoltre risiede nel fatto che egli sia completamente privo di emozioni. Solo in due occasioni vediamo il suo volto, al cui posto c?è sempre l?inespressiva maschera bianca. Essa rappresenta un essere completamente inumano che probabilmente non prova nemmeno odio verso le sue vittime: qualcuno che non ragiona secondo alcuna logica se non quella dell?omicidio. Anche il fatto che egli uccida tutte meno la ragazza pura e vergine è indice non di una logica a livello del personaggio ma più probabilmente a livello della sceneggiatura. Ma proprio in un personaggio anonimo è più facile identificarsi...questo non è un film in cui si tifa per le vittime.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/7819/1311/1600/h1lookkn.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7819/1311/200/h1lookkn.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;John Carpenter, grande maestro dell?horror ha al suo attivo parecchi grandi film: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fuga da New York, La Cosa, Vampires, Grosso Guaio a Chinatown&lt;/span&gt;. Tuttavia è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Halloween&lt;/span&gt; il film per cui sarà ricordato. La colonna sonora è dello stesso JC e sinceramente farebbe paura anche senza immagini. Una melodia ossessiva e dissonante che ha la capacità di rendere inquietante ogni angolo della cittadina di Haddonfield, come se Michael ci stesse guardando in ogni momento. Dopotutto il film gioca molto sulla presenza/assenza di MM, sul suo poter essere ovunque a spiare Laurie. Infatti le scene tipiche di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Halloween&lt;/span&gt; sono quelle in cui lei lo scorge ma dopo un attimo lui non c?è più. Ma, come già detto prima, la musica è lì a dirti che lui può essere ovunque.&lt;br /&gt;Spero di avervi suggerito una prossima visione!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-113333130314437292?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/113333130314437292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=113333130314437292' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/113333130314437292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/113333130314437292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/11/michael-myers-ragazzino-di-sei-anni.html' title=''/><author><name>tiz</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-113144084607960068</id><published>2005-11-08T10:08:00.000-08:00</published><updated>2006-09-10T13:49:54.516-07:00</updated><title type='text'>"Io sono Ubik. Prima che l'universo fosse, io sono."</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/ubik-yugo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/200/ubik-yugo.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Philip Kindred Dick - Ubik: &lt;/b&gt;É il 1992. Ma non è il 1992. Questo per molti versi. Non solo perchè quello di cui leggete non è "vecchio", ma perchè non è mai stato. Entrare in un libro di fantascienza, specialemente degli anni '50, è sempre (magari solo un po', velatamente) sorridere dell'ingenuità dell'autore: certo va considerato anche che chi scriveva, non aveva certo intenzioni vaticinatorie. E questo è particolarmente vero per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ubik&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; anche se proprio in questo romanzo, difficilmente si può fare a meno di notare il mondo descritto, gli oggetti, i palazzi, i veicoli. In un certo senso è il mondo a contorno del protagonista, Joe Chip, ad essere a sua volta un personaggio del romanzo. Allora colpisce quel trionfo di ingenuità analogiche, macchine esose di denaro per qualsiasi cosa: dalla porta al frigorifero, al tostapane, alla macchinetta per il caffè, alla televisione tutto funziona a monete, in casa o fuori. Un trionfo d'alienazione, dove anche la morte viene negata, in virtù di una semi-vita in congelamento, dalla quale si può ancora comunicare col mondo esterno, perquanto non eternamente.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/PKD-Ubik.png"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/200/PKD-Ubik.png" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un mondo alienante specie per Joe, che ha - diciamo eufemisticamente - qualche piccolo problema a gestire il danaro, che finisce per non bastargli mai. Joe è un "esaminatore elettrico" per la Runciter Associates: il suo lavoro consiste nell'esaminare i soggetti "inerziali" muniti di poteri anti-psi e considerare se e quanto sono utili all'azienda. Deve cioè trovare soggetti che siano in grado di contrastare l'operato di telepati, precognitori ecc. Alla vigilia di un grosso contratto con una delle più importanti aziende del sistema solare, si presentano alla sua porta GG Ashwood, di professione "esploratore" (un procacciatore di "inerziali") ed un ragazza con un potere strabiliante: Pat riesce a tornare indietro nel tempo e modificarlo, annullando così tutte le possibilità di previsione da parte dei precog (preveggenti). Con Pat al seguito, Joe, il signor Runciter ed altri 10 inerziali p&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/dick_p_ubik_1975_1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/200/dick_p_ubik_1975_1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;artono per la Luna... ma qualcosa va storto. In un universo che comincia a collassare su se stesso ed a tornare indietro nel tempo, mentre tutti intorno a Joe cominciano a scomparire preda di una orrenda morte, solo Glen Runciter sembre essere l'entità in grado di salvarlo, malgrado sia morto sulla luna. Ed intanto una parola troneggia su tutto questo universo in disfacimento: cos'è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ubik&lt;/span&gt; e come funziona?&lt;br /&gt;Anche in questo che è il suo capolavoro, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dick&lt;/span&gt; pone interrogativi fondamentali sul senso della vita, sulla realtà del sogno, sulla difficoltà di discernere, ad un certo punto, tra l'uno a l'altra, in un mondo senza dio, senza speranze, senza più prospettive se non quelle della fine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-113144084607960068?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/113144084607960068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=113144084607960068' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/113144084607960068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/113144084607960068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/11/io-sono-ubik-prima-che-luniverso-fosse.html' title='&quot;Io sono Ubik. Prima che l&apos;universo fosse, io sono.&quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-113005014934237010</id><published>2005-10-22T08:49:00.000-07:00</published><updated>2005-10-23T00:07:38.113-07:00</updated><title type='text'>"Quando la memoria ha partorito i suoi demoni, non ho potuto fermarla. "</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.animeboredom.co.uk/Uploads/Areview/181083068389.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.animeboredom.co.uk/Uploads/Areview/181083068389.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Boogiepop Phantom: &lt;/span&gt;Questa non è una serie animata. Scordatevi i manga coccolosi e con gli occhioni. Scordatevi la comicità deficiente e "giapponese" caratteristica di altri &lt;span style="font-style: italic;"&gt;anime&lt;/span&gt;. Qui non troverete che sangue, tristezza e disperazione. Questa non è neanche una serie animata, a dirla tutta: è un lunghissimo lungometraggio diviso in 12 parti. Dodici sessioni, dodici storie più o meno parallele, raccontate con maestria ed indefinibile crudezza. E se ne perdete una, il puzzle, già di per sè confusionale, si sgretola, si smaterializza.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.miaskywalker.com/as/2002/01/pg10.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.miaskywalker.com/as/2002/01/pg10.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La città è in preda ad una iperattività inquietante: arcobaleni abnormi, aurore boreali, cambi di panorama frequentissimi, anomalie elettriche e climatice, malessere dilagante in ogni forma. Il disagio sembra essere una piaga che colpisce ogni fascia di popolazione. Gli adolescenti neanche cercano di reagire. Ma qualcosa sta cambiando: alcuni individui stanno evolvendo, anche se troppo in fretta. In uno scenario tutt'altro che apocalittico, l'apocalisse si muove coi passi pesanti di un assassino e con quelli felpati di una bambina troppo cresciuta. In mezzo c'è chi tenta disperatamente di vivere, di sopravvivere una vita quasi normale. Quasi. É un intreccio senza scampo, senza respiro: ad unirne i fili, le storie di dodici adolescenti diversi: le loro evoluzioni, le loro morti, le loro paranoie, le loro follie. E &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Boogiepop&lt;/span&gt;, da cornice, da corollario alla fine di ogni storia&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;: &lt;/span&gt;Boogiepop è il signore della morte, colui che porta via chi è già morto dentro, o chi è troppo vivo per un mondo in bilico tra limbo ed eden, egli riporta solo l'equilibrio. Ed in un mondo devastato, il mondo di chi non capisce "perchè gli uomini si ostinano a vivere, se tanto alla fine devono morire" non può essere che un benefattore.&lt;br /&gt;Tra una colonna sonora soffocante ed un'animazione curatissima (finalmente un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;anime&lt;/span&gt; in cui i giapponesi sembrano veramente giapponesi!) si intrecciano i motivi ed i generi più vari ed interessant&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/boogiepop.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/200/boogiepop.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;i, dalla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;spy story&lt;/span&gt; alla fantascienza, dal disagio adolescenziale al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fantasy&lt;/span&gt; più "realistico". Il tutto in una architettura decisamente complessa: è chiaro fin dall'inizio che se perdete una sola parte dell'opera non ci capirete nulla. E forse è questo il suo limite: è adatto per lo più a palati fini, non è per stomaci deboli e necessita di tonnellate di attenzione e di partecipazione. La cosa che fa rabbia, invece, è la totale disattenzione che il pubblico italiano ha mostrato per un capolavoro assoluto del genere: forse erano troppo presi a guardare cagate immani come &lt;span style="font-weight: bold;" class="testo_10"&gt;Inuyasha &lt;/span&gt;&lt;span class="testo_10"&gt;per accorgersi che gli era passato davanti quest'opera d'arte. Ma si sa "in questo periodo, la cosa migliore che ti può capitare è di essere uccisa".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-113005014934237010?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/113005014934237010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=113005014934237010' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/113005014934237010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/113005014934237010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/10/quando-la-memoria-ha-partorito-i-suoi.html' title='&quot;Quando la memoria ha partorito i suoi demoni, non ho potuto fermarla. &quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112902104959292998</id><published>2005-10-11T01:54:00.000-07:00</published><updated>2006-10-05T10:28:44.410-07:00</updated><title type='text'>Il Narciso di Caravaggio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/narciso.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="382" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/400/narciso.jpg" width="320" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Caravaggio non ritrae in modo diretto ed evidente il soggetto del quadro, ma il suo "Narciso" costituisce un esempio significativo di come l'arte possa rappresentare il rapporto tra la bellezza ideale e la complessità della realtà.&lt;br /&gt;In questa tela l'artista lombardo risolve il tema mitologico accentuandone la drammaticità, anziché risolverla in una composizione dall'equilibrio classico.&lt;br /&gt;Nulla è mostrato dell'ambiente che circonda il soggetto: Narciso emerge dall'ombra e ciò sottolinea drammaticamente lo stupore improvviso, la meraviglia ed il coinvolgimento che prova nel vedere un'immagine così bella, l’espressione anelante che si coglie dal suo profilo.&lt;br /&gt;La naturalezza della posa del fanciullo, inginocchiato, che si protende verso l’acqua, segue l’andamento verticale della tela.&lt;br /&gt;Di straordinaria rilevanza è l'innovazione iconografica del soggetto: la doppia figura di Narciso dinamizza l'intera opera.&lt;br /&gt;Nella parte bassa della tela, infatti, non vediamo l'immagine riflessa che si sarebbe vista dal basso, ma una "figura", realizzata con il puro e morbido variare tonale delle cromìe, pressoché identica a quella rappresentata nella parte superiore del dipinto .&lt;br /&gt;L'eccezionale invenzione della doppia figura “a carta da gioco” di cui è fulcro ideale il ginocchio in piena luce, fa emergere come la rappresentazione sia costruita magistralmente secondo una struttura circolare e speculare.&lt;br /&gt;Caravaggio predilige le atmosfere magiche, sospese e sorprese, introspettive, sonda le infinite possibilità del rapporto luce-ombra e ne risulta un fascio di luce quasi surreale che investe le spalle e la schiena di Narciso evidenziando tutto lo splendore e l’eleganza degli abiti che contribuiscono alla sua bellezza.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112902104959292998?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112902104959292998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112902104959292998' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112902104959292998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112902104959292998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/10/il-narciso-di-caravaggio.html' title='Il Narciso di Caravaggio'/><author><name>occhidaorientale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17813783366199304770</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112884533044107574</id><published>2005-10-09T10:08:00.000-07:00</published><updated>2005-10-10T10:50:50.083-07:00</updated><title type='text'>"Il ritratto della contestazione"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/ameba.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/200/ameba.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ameba n.4&lt;/span&gt;: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Creazione, contestazione, comunità.&lt;/span&gt; I tre temi portanti di questo ennesimo bel numero di Ameba (giunta ormai al terzo anno di vita) sono strettamente intrecciati tra loro. Il creatore, l'artista che crea, presuppone dietro di sè una comunità da rappresentare, un mondo da cui trarre la sua opera d'arte. Un mondo in opposizione al quale mettersi, fosse solo per mostrare la sua opera, ma anche da contestare. Perchè la creazione è sempre sintomo di un certo malessere, di una immensa passione.&lt;br /&gt;E se di creazione e dolore si parla, allora chi meglio di Artaud, di Van Gogh, sintomi di un malessere distruttivo fino al punto di dover uscire da quel guscio corporeo ormai stretto, ed invadere il mondo esterno con foga, virulenza, colore. Come esprimere il connubio tra creazione, contestazione e importanza in esse della comunità, se non attraverso gli slogan, le rivendicazioni del '77 bolognese, tra gli urli di rabbia punk e i deliri sonici di Radio Alice? Ottimi del resto i saggi a contorno del tutto: da uno splendido saggio sullo "stato d'eccezione" nella politica contemporanea, e quello sugli scritti politici di Jan Pato?ka. Seguono alcune chicche&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.radioalice.org/muri/lavoro_zero.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.radioalice.org/muri/lavoro_zero.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; d'occasione come l'intervista a Valeria Parrella ("&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mosca più balena&lt;/span&gt;") e due lettere a Gilles Deleuze.&lt;br /&gt;Il tutto, come sempre e più di sempre, è redatto con una straordinaria attenzione: il passaggio ad &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="mailto:oedipus@aliceposta.it" title="scrivi a loro se vuoi una copia di Ameba"&gt;Oedipus&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (l'editore che attualmente stampa e distribuisce la rivista) segna anzi un notevole salto in avanti per quanto riguarda la qualità dell'impaginazione e dei materiali di stampa.&lt;br /&gt;Che altro dire? Correte in libreria ed ordinate la vostra copia. Fidatevi, ne vale sempre la pena.&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112884533044107574?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112884533044107574/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112884533044107574' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112884533044107574'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112884533044107574'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/10/il-ritratto-della-contestazione.html' title='&quot;Il ritratto della contestazione&quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112851368261097843</id><published>2005-10-05T14:01:00.000-07:00</published><updated>2005-10-05T05:47:54.153-07:00</updated><title type='text'>"Visti dal cielo, gli uomini sembrano immondizia!"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.cvdn.net/%7Eceres/pics/anime/laputa/she-paz-roikkuu.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.cvdn.net/%7Eceres/pics/anime/laputa/she-paz-roikkuu.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Laputa - il castello nel cielo:&lt;/span&gt;Esistono opere d'arte e capolavori. I capolavori godono di bellezza eterna, quasi oggettiva, e sono destinati a cambiare il loro genere, la loro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;forma artistica, &lt;/span&gt;o ad imprimervi almeno una forte impronta. Le opere d'arte no: esse non godono della stessa bellezza, non sono benviste egualmente da tutti. Ma sconvolgono. E, soprattutto, incidono sull'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;arte&lt;/span&gt; in generale. Esse prendono spunto da quanto le circonda e da esse prenderanno spunto coloro che seguiranno, formando schiere di epigoni (alcuni dei quali saranno a loro volta capolavori od opere d'arte, ma anche tanta merda)&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;. Laputa&lt;/span&gt; appartiene al secondo genere: dalla sua uscita, nell'86, l'animazione giapponese si è cibata alquanto dei suoi rivoluzionari argomenti, e non è difficile notare da dove abbiano preso spunto molti dei suoi epigoni. Sebbene io non abbia mai apprezzato i cartoni animati giapponesi degli anni '80 ed in particolare proprio quelli di &lt;span style=""&gt;Hayao Miyazaki (&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nausicaa, Lupin III, Anna dai capelli rossi, Conan &lt;/span&gt;e soprattutto &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;l'insopportabile &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Heidi&lt;/span&gt;), specie per il tratto troppo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;catoonesco&lt;/span&gt;, lontano dai miei gusti anni '90, devo ammettere che questo lungometraggio (ma è più di un semplice lungometraggio) è &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;oltremodo stimolante. La storia è tra le più originali e brillanti connotino l'universo animato, specie perchè nata in un contesto, quello giapponese, che proprio nell'originalità ha il suo punto di maggior pregio: la vicenda si struttura attorno ad una bambina, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shita,&lt;/span&gt;  proprietaria &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/lpt016.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/200/lpt016.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=""&gt;di una misteriosa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pietra azzurra&lt;/span&gt; (vi ricorda qualcosa?) che viene inseguita da soggetti tra i più disparati a bordo di aeronavi dal sapore decisamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;steam punk&lt;/span&gt; (vi ricorda qualcosa?) il tutto in un ambiente che, dati gli abiti e la tecnologia, fa molto anni '10. Per sfuggire ai suoi inseg&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;uitori la ragazzina si lancia dall'aeronave di cui è prigioniera e plana (grazie alla pietra) sino a giungere tra le braccia di Pazu, piccolo ed onesto minatore. Tra i due conicerà un'amicizia che li porterà a condividere i terribili momenti della fuga e dell'avventura per raggiungere Laputa, la città volante (vi ricorda qualcosa?).&lt;br /&gt;Lo stile narrati&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/film/laputa-ilcastnelcielo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/film/laputa-ilcastnelcielo.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=""&gt;vo è quello tipico di &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Miyazaki, con i personaggi principali appena abbozzati e quelli secondari molto meglio caratterizzati. I disegni sono ovviamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cartooneschi&lt;/span&gt;, ma a differenza di altri titoli, qui la cosa non pesa ed il trat&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;to si avvicina più a quello visto in &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Anna dai capelli rossi&lt;/span&gt;, che non a quello dell'intollerabile &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Heidi.&lt;/span&gt; La sintesi tra qualità dell'animazione e dell'intreccio è pressochè sublime e credo di poter consider&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;are &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Laputa&lt;/span&gt; come il miglior film d'animazione (non tratto da serie) che abbia mai visto. Forse il vantaggio di questo lungometraggio sta proprio nel fatto che concentra la sua storia in poco meno di due ore: mentre sul lungo Miyazaki tende ad annoiare non poco, sul breve tratto risulta sempre esaltante (vedere per credere &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La città incantata&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;Da notare comunque che i "figli" di quest'opera hanno saputo fare molta strada e per alcuni di essi il paragone con l'originale non è poi tanto azzardato: su tutti &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il mistero della pietra azzurra, Last Exile &lt;/span&gt;ed ovviamente &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il castello errante di Howl&lt;/span&gt; quest'ultimo sempre di Miyazaki. Da un'opera d'arte di questa portata possono permettersi di nascere anche dei "semplici" capolavori dell'animazione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112851368261097843?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112851368261097843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112851368261097843' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112851368261097843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112851368261097843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/10/visti-dal-cielo-gli-uomini-sembrano.html' title='&quot;Visti dal cielo, gli uomini sembrano immondizia!&quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112833837223848669</id><published>2005-10-03T04:08:00.000-07:00</published><updated>2005-10-03T04:59:15.923-07:00</updated><title type='text'>Personaggi: Peggy Guggenheim</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/Peggy_1924_Man_Ray.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 214px; CURSOR: hand; HEIGHT: 280px" height="297" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/Peggy_1924_Man_Ray.jpg" width="235" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; "&lt;strong&gt;Peggy Guggenheim&lt;/strong&gt; era una donna complessa, anarchica, ribelle e passionale; nella sua vita la ricerca della libertà, la passione per l'arte, i soldi, le amicizie, gli amori si intrecciano formando un composto esplosivo e unico.” (Anton Gill) &lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Icona di stile, vanamente imitata, donna che ha vissuto a pieno uno dei periodi artistici più suggestivi e ferventi della storia, personalità tenace, difficile, sensibile e creativa…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peggy nasce a New York il 26 agosto 1898 da una famiglia facoltosa: il padre Benjamin Guggenheim, morto nell’affondamento del Titanic, fondò un'industria per l’estrazione mineraria, la madre, Florette Seligman, proveniva da una fra le più importanti famiglie di banchieri americani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peggy cresce a New York e lavora in una libreria, la Sunwise Turn, frequentando e facendo amicizie nei circoli artistici e intellettuali della città e dove incontrerà anche l'uomo che diventerà il suo primo marito nel 1922 e padre dei suoi due figli, Laurence Vail: quest'esperienza la preparerà alla vita nell'ambiente dell'avanguardia artistica e letteraria europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1921, dotata di estrema autonomia, Peggy Guggenheim decide di andare a v&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/Peggy_1926_Courmes2.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/200/Peggy_1926_Courmes1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ivere a Parigi, dove si trova presto a frequentare “la generazione perduta”: l’ambiente bohémienne. Proprio in quegli anni posa per Man Ray e molte delle amicizie che stringe allora, con Constantin Brancusi, Djuna Barnes e Marcel Duchamp, ad esempio, la accompagneranno per tutta la vita. Ma incontrerà anche Joyce, Hemingway, Beckett, il pittore dadaista Max Ernst, che avrebbe in seguito sposato. Il suo gusto artistico e il suo amore per la vita fuori dagli schemi trovano un fertile terreno a contatto con personaggi così eccezionali.In questo periodo viene ritratta anche dall'artista francese Alfred Courmes.&lt;br /&gt;Benché resterà sempre in buoni rapporti con Vail, lo lascia nel 1928 per l'intellettuale inglese John Holms che sarà il grande amore romantico della sua vita. Holms morirà tragicamente nel 1934.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1937 la sua amica Peggy Waldman la incoraggia ad aprire una galleria d'arte a Londra.&lt;br /&gt;Inaugurando così la galleria "Guggenheim Jeune" a Londra, nel gennaio 1938, all'età di quarant'anni Peggy Guggenheim inizia una carriera che avrebbe influenzato in maniera significativa il corso dell'arte dell'ultimo dopoguerra. E' Samuel Beckett che insiste affinché si interessi all'arte contemporanea, in quanto "qualcosa di vivente", ed è un altro caro amico, Marcel Duchamp, che le presenta gli artisti e le insegna, "la differenza tra l'arte astratta e surrealista".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1939 concepisce "l'idea di aprire un museo d'arte moderna a Londr&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/0586_1.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/0586_1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;a" diretto da Herbert Read. Sin dall'inizio il museo deve basarsi su un elenco degli artisti che debbono esservi rappresentati, redatto da Herbert Read e successivamente revisionato da Marcel Duchamp e Nellie van Doesburg.&lt;br /&gt;Nel 1939-40, ignorando apparentemente la guerra, Peggy Guggenheim acquista numerose opere per il futuro museo, determinata a "comprare un quadro al giorno". All'epoca acquista alcune delle opere tuttora nella collezione (i quadri di Picabia, Braque, Dalí e Mondrian), e stupisce Léger acquistando il suo quadro “Uomini in città” il giorno in cui Hitler invade la Norvegia. Acquista poi “Uccello” nello spazio di Brancusi mentre i tedeschi si avvicinano a Parigi, e solo allora si decide a ritornare a New York.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1942 inaugura a New York “Art of This Century”, dove espone la propria collezione di arte cubista, astratta e surrealista: una galleria che giocò un ruolo importantissimo nel sostenere e lanciare artisti allora sconosciuti come Mark Rothko, De Kooning e Jackson Pollock, gli iniziatori del movimento noto col nome di «espressionismo astratto».Della serata inaugurale Peggy Guggenheim scrive: "Indossai un orecchino di Tanguy ed uno di Calder, per dimostrare la mia imparzialità tra l'arte surrealista e quella astratta".&lt;br /&gt;L'architetto di origini austriaco-rumene Frederick Kiesler crea per l'occasione uno spazio espositivo molto particolare, grazie al quale la galleria diviene improvvisamente una delle più stimolanti sedi espositive di arte contemporanea di New York.&lt;br /&gt;Pollock e gli altri artisti esposti diventeranno i pionieri dell’Espressionismo Astratto americano, ispirato per larga parte al Surrealismo conosciuto proprio grazie alla galleria di Peggy Guggenheim (sposata con Max Ernst, decano dei pittori surrealisti, dal 1941 al 1943). Peggy Guggenheim e la sua collezione svolgono in questi anni un ruolo intermediario fondamentale nello sviluppo del primo &lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/peggy_1949_sign1.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 201px; CURSOR: hand; HEIGHT: 265px" height="283" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/peggy_1949_sign1.jpg" width="201" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;movimento artistico americano di importanza internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1947 Peggy Guggenheim decide di ritornare in Europa, dove la sua collezione viene esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1948.&lt;br /&gt;Innamoratasi della città, acquista Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, dove si trasferisce per vivere fino alla sua morte.&lt;br /&gt;Apre al pubblico la sua straordinaria collezione nel 1949 con una mostra di sculture in giardino. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dotata di stile e classe invidiabiili, Peggy ador&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/peggy2.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 155px; CURSOR: hand; HEIGHT: 193px" height="190" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/peggy2.jpg" width="155" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ava le cose belle e un po’ folli, i gioielli costosi (era grande amica di John Lorin, direttore artistico di Tiffany), gli abiti eccentrici fatti di colori, stampe, broccati, tagli audaci, indossava per lo più raffinate creazioni Fortuny coordinandole con accessori unici e personalissimi.&lt;br /&gt;Davanti ad una grande tela del Carpaccio (il suo pittore preferito), cominciò ad eseguire veloci schizzi delle scarpe di uno dei personaggi del dipinto: sandali con la punta ricurva, come delle gondole. Peggy ne ordinò immediatamente al suo calzolaio molte paia di vari colori in modo da poterli abbinare ai suoi “storici” occhiali ed ai suoi straordinari abiti. Nella sua biografia Peggy dice: "A Venezia si devono indossare solo abiti fantastici, più il tuo abbigliamento è eccessivo più si conviene a questo luogo in cui il carnevale fu re incontrastato."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1969 Peggy Guggenheim è invitata ad esporre la sua collezione al Solomon Guggenheim Museum di New York, e in quell’ occasione decide di donare il proprio palazzo e le opere d'arte in esso contenute alla Fondazione Solomon R Guggenheim.&lt;br /&gt;La Fondazione era stata creata nel 1937 da Solomon R. Guggenheim, zio di Peggy, per gestire il proprio museo, che dal 1959 è ospitato nel famoso edificio a spirale di Frank Lloyd Wright.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/Venezia%200.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 254px; CURSOR: hand; HEIGHT: 153px" height="190" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/Venezia%200.jpg" width="304" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel corso dei 30 anni che trascorre a Venezia, Peggy Guggenheim continua ad aiutare vari artisti (quali Bacci e Tancredi) e ad acquistare opere d'arte. Muore all'età di 81 anni, il 23 dicembre 1979.&lt;br /&gt;Le sue ceneri riposano nel giardino di Palazzo Venier dei Leoni, da allora la Fondazione Guggenheim ha trasformato la dimora di Peggy in uno dei maggiori musei d'arte moderna al mondo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112833837223848669?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112833837223848669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112833837223848669' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112833837223848669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112833837223848669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/10/personaggi-peggy-guggenheim.html' title='Personaggi: Peggy Guggenheim'/><author><name>occhidaorientale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17813783366199304770</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112833034790826560</id><published>2005-10-03T00:48:00.003-07:00</published><updated>2005-11-09T01:34:51.243-08:00</updated><title type='text'>Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/ww_poster.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/ww_poster.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Si ripropone un sodalizio collaudato che già tante soddisfazioni ci regalò in passato: è' infatti un Johnny Depp più ceruleo del solito a sobbarcarsi il difficile compito di interpretare il nuovo lavoro di Tim Burton e a ricoprire il ruolo che fu di Gene Wilder.&lt;br /&gt;Willy Wonka, capitalista a dir poco sui generis, è l' orgoglioso proprietario di una fabbrica di cioccolato che in realtà di una fabbrica tradizionale ha ben poco : le alienanti catene di montaggio fordiste e gli ingranaggi azionati da dickensiani operai unti di grasso cedono il posto a fantasiosi ed improbabili macchinari, ad invenzioni tanto estrose quanto strampalate e a scenografici giardini dai colori sgargianti, attraversati da fiumi di cioccolato gorgogliante.&lt;br /&gt;Gli unici esseri a lavorare in questa bizzarra fabbrica sono gli Oompa Loompa, sostanzialmente schiavizzati da Wonka/Depp e portatori di un concentrato di kitsch inversamente proporzionale alla loro altezza.&lt;br /&gt;Gli Oompa Loompa, vero punto di forza (?) del film hanno tutti lo stesso aspetto e si esibiscono nei momenti topici della storia in una serie di stacchetti (musicati da Denny Elfman) volutamente pacchiani fino all'inenarrabile.&lt;br /&gt;La mia impressione ( magari mi sbaglio: il film ha suscitato molti pareri contrastanti) è che stavolta Burton non sia riuscito a trovare un giusto equilibrio tra il favolistico e il grottesco: la visionarietà di certe scene è messa al servizio di un intento troppo smaccatamente didascalico, nè l'inquietudine generata da alcune riuscite espressioni di Wonka/Depp o dal fatto di aver utilizzato per gli Oompa Loompa l'aspetto niente affatto rassicurante di Deep Roy, ci ripaga della generale atmosfera buonista.&lt;br /&gt;L'unica cosa certa è che le parti musicali di questa pellicola, belle o brutte che le giudichiate alla fine, rimarranno comunque qualcosa che non avreste voluto perdere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112833034790826560?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112833034790826560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112833034790826560' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112833034790826560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112833034790826560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/10/willy-wonka-e-la-fabbrica-di_03.html' title='Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato.'/><author><name>DanseMacabre</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07326587435035473461</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112741357999734105</id><published>2005-09-22T20:31:00.000-07:00</published><updated>2005-09-22T11:32:37.233-07:00</updated><title type='text'>Authentic celestial music</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/1600/oceansongs1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/863/1492/200/oceansongs.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dirty three - Ocean songs: &lt;/span&gt;un lento motivo accompagna questo disco. Sin da quando inizia "Sirena", una carezza vellutata, come il rumore delle onde dell'oceano, ti permea. Se il post-rock ha un senso, esso sta tutto nell'ora e sei minuti di piccoli affreschi che gli "sporchi tre" sanno tessere. Non è la tecnica, l'essenza di questa musica: essa è anzi bandita, forti come sono, i nostri, di un repertorio emozionale che sa spaziare tra i registri più vari: la musica classica, il rock, l'orchestristica da camera. E, più che a vigorose schitarrate, le note pur elettriche degli australiani, rimandano proprio ad un'orchestra da camera: sarà il violino sporco, saranno gli arrangiamenti che rendono gli strumenti molto coesi tra loro, perfettamente intrecciati.&lt;br /&gt;Ed a guardar bene, è proprio in quella miscela geniale di strumenti "classici" e moderni la genialità di questo progetto musicale. La genialità, ovviamente, perchè la peculiarità, che lo rende unico, non sta e non può stare nelle strette gabbie della tecnica realizzativa: quest'album è semplicemente meraviglioso e lo è per com'è concepito: un opera dedicata all'oceano ed ad esso consacrata. Ed a null'altro che all'oceano può far pensare: come quella volta che, messa su &lt;span style="font-style: italic;" class="tracklist"&gt;Backwards Voyager &lt;/span&gt;&lt;span class="tracklist"&gt;senza che ovviamente lui sapesse di cosa si trattasse, chiesi a mio padre cosa gli faceva venire in mente. "Il mare" fu la risposta. Ed è il mare che ti accarezza, ti coccola, ti consola, quest'album che non ha necessità di parlare per comunicare: cosa di certo non singolare per un genere, il post-rock, che non ha generalmente bisogno di parole. Ma qui siamo oltre i rigidi schemi da rivista musicale, da catalogo delle vendite. Qui abbiamo a che fare con qualcosa che trascende lo stesso concetto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;disco&lt;/span&gt;. Qui siamo in contatto con l'arte, con le anime, con forza espressiva allo stato puro. Musica "per organi caldi", maturata tra le pieghe dello spirito, non in un attico al 300esimo piano del palazzo di una casa discografica, ma fatta da tre musicisti, da tre &lt;span style="font-style: italic;"&gt;artisti&lt;/span&gt;, chitarra batteria violino alla mano, che hanno regalato al mondo un sogno che profuma di salsedine e pulsa, dall'inizio alla fine, della forza primigenia dell'abisso blu.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112741357999734105?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112741357999734105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112741357999734105' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112741357999734105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112741357999734105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/09/authentic-celestial-music.html' title='Authentic celestial music'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112696137010414494</id><published>2005-09-17T14:48:00.000-07:00</published><updated>2005-09-22T11:29:09.623-07:00</updated><title type='text'>"Hai più culo che anima..."</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.filmexpress.it/img/locandine/2856140d8a69c7c5e4-brian_di_nazareth.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.filmexpress.it/img/locandine/2856140d8a69c7c5e4-brian_di_nazareth.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Monty Python's Life of Brian: &lt;/span&gt;Che i Monty Pythons siano tra i migliori interpreti della comicità inglese, mi era apparso già qualche tempo fa, allorchè ebbi l'occasione di vedere quello che viene celebrato come loro capolavoro: l'assurdo ed esilarante &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Meaning of Life&lt;/span&gt;. A differenza di quel titolo, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Life of Brian&lt;/span&gt; presenta una veste molto più organica e "da film serio" dell'altro lavoro: dove &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Meaning of life&lt;/span&gt; era fatto a sketch per lo più basati su canzoncine buffe, ognuna delle quali con un suo corollario di situazioni comiche e citazioni pseudo-filosofiche (ma fino a che punto "pseudo-"?), questo titolo è strutturato proprio come un qualsiasi film in stile &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il re dei re&lt;/span&gt; e mantiene una sua coerenza di&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://xoomer.virgilio.it/michele_medda/immagini/Life%20of%20Brian.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://xoomer.virgilio.it/michele_medda/immagini/Life%20of%20Brian.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; fondo (a parte qualche scena).&lt;br /&gt;La storia è molto semplice: Brian nasce a Nazareth, nella grotta a fianco a quella di Gesù; talmente vicina che i re Magi si sbagliano e finiscono col dare i famosi oro incenso e mirra alla madre di Brian, salvo poi accorgersi dell'errore e riprenderseli con la forza. Brian cresce in una Gerusalemme soggiogata dai romani, e per vivere (tralaltro in casa con sua madre) vende succulenti stuzzichini (milze di tasso, cervelli di passero fritti...) lungo le gradinate di un inspiegabile Colosseo di Gerusalemme. Su queste gradinate incontra il Fronte di Liberazione Popolare, un esilarante gruppo rivoluzionari che si esprime come certi pseudo-attivisti di estrema sinistra durante le loro riunioni (&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;/me si allontana fischiettando&lt;/span&gt;). Reclutato da costoro, Brian, il cui odio verso i romani è enorme, decide di prestarsi a tutte le azioni terroristiche possibili. Durante una di queste, il suo gruppo e quello dell'odiato Fronte di Liberazione del Popolo, si scontrano perchè hanno lo stesso obiettivo, si uccidono a vicenda, e unico sopravvissuto, Brian viene gettato in cella, dalla quale riuscirà ad evadere dopo una improbabilissima fuga.&lt;br /&gt;Dopo una serie di mirabolanti peripezie, Brian verrà  scambiato per il messia, fino ad un finale a sorpresa.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.cinemazone.dk/images/image5227.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.cinemazone.dk/images/image5227.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista tecnico il film è girato mirabilmente: non ci sono scollature nella trama, le battute sono sempre sagacissime e quanto di idiota c'è non fa che guadagnare punti al film. Oltre ad essere divertente, il film è una mirabile ed apprezzabile parodia di un genere che, in quegli anni (siamo nel 1979) andava per la maggiore. Da notare che questo è l'unico vero e proprio film del gruppo di comici inglesi. Nonostante il feroce pessimismo del finale (tralaltro era già evidente in altre scene ed in tutti i lavori del gruppo di comici), o proprio in virtù di esso, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Brian di Nazareth&lt;/span&gt; risulta essere una ottima sintesi tra comicità e riflessione. Le musiche sono realmente degne di un kolossal biblico e per esse i Python si sono rivolti a veri professionisti del genere.&lt;br /&gt;In definitiva, questo film va visto: da soli o in compagnia, basta che lo guardiate, merita tutta l'ora e mezza di attenzione che dovrete donargli. Guardatelo e mi ringrazierete.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112696137010414494?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112696137010414494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112696137010414494' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112696137010414494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112696137010414494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/09/hai-pi-culo-che-anima.html' title='&quot;Hai più culo che anima...&quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112685532578934404</id><published>2005-09-16T09:21:00.000-07:00</published><updated>2005-09-16T00:22:05.863-07:00</updated><title type='text'>"Mi piace se ti muovi..."</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.madagascar-themovie.com/downloads/wallpaper/mad-penguins_800.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.madagascar-themovie.com/downloads/wallpaper/mad-penguins_800.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Madagascar: &lt;/span&gt;Entro al cinema, Ã¨ giovedÃ¬ sera, il prezzo Ã¨ ridotto, c'Ã¨ anche la mia ragazza. Strano a dirsi, non ho pregiudizi su questo film: era giÃ  deciso che si vedesse, dunque sono piÃ¹ o meno rassegnato all'idea di vederlo e dunque non vengo assalito dai pregiudizi. So che Ã¨ stato realizzato dagli stessi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shrek&lt;/span&gt;, dunque - penso - proprio una merda non puÃ² essere. A dispetto del fatto che Ã¨ un cartone animato  "per i piccoli" (non come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shrek&lt;/span&gt; che in sostanza era un film non squisitamente per bambini) la sala Ã¨ piena di gente: sarÃ  che si Ã¨ sdoganato (finalmente) un genere tradizionalmente relegato ad una fascia di etÃ  non superiore ai 15 anni?&lt;br /&gt;Comunque sia, il film parte e dopo 40 secondi ti rendi conto che la storia Ã¨ vergognosamente semplice: un gruppo di animali psicotici dello zoo di Central Park, vive la sua vita in perfetta omologazione al sistema dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sapiens&lt;/span&gt;. Anzi, piÃ¹ che omologazione, a loro quella vita &lt;span style="font-style: italic;"&gt;piace.&lt;/span&gt; Ma non a tutti: tra scimmie che leggono il giornale bevendo caffÃ¨ ed uno zoo che sembra la versione animale di New York, Martin, la zebra, non si sente proprio a suo agio: sogna la libertÃ , vuole tornare negli spazi aperti della natura, ma gli altri suoi amici (il leone megalomane Alex, l'ippopotama "tutto-so-io" Gloria, la giraffa iper-ipocondriaca Melman) proprio non ci tengono. Unici a progettare la fuga, come lui, sono i pinguini (e fidatevi, sono i migliori in assoluto, organizzati come una squadra S.W.A.T.!!!) ed Ã¨ da loro che Martin prende l'idea di scappare (ma all'inizio lui vuole andare solo emigrare in un altro Stato).&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://us.movies1.yimg.com/movies.yahoo.com/images/hv/photo/movie_pix/dreamworks_skg/madagascar/madagascar_lemurposter.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://us.movies1.yimg.com/movies.yahoo.com/images/hv/photo/movie_pix/dreamworks_skg/madagascar/madagascar_lemurposter.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Gli altri tre amici, accortisi della sua scomparsa, gli corrono dietro e lo raggiungono (dopo un esilarante viaggio in metro) alla New York Central Station dove loro malgrado vengono raggiunti dalla polizia e dalla protezione animali e sedati. Si svegliano chiusi in delle casse, su una nave: gli animalisti hanno insistito perchÃ¨ venissero liberati, e quindi sono diretti in Kenya. Mentre i quattro si azzuffano per darsi la colpa degli avvenimenti, i pinguini si rendono conto che la destinazione non Ã¨ la tanto agognata Antartide ("&lt;span style="font-style: italic;"&gt;qua la cosa non quaglia&lt;/span&gt;") e decidono di sabotare la nave. A causa di questo sabotaggio, le quattro casse dei Nostri, vengono sballottate e finiscono in mare.&lt;br /&gt;Al loro risveglio gli animali si ritroveranno in un luogo sconosciuto (loro pensano allo zoo di San Diego, ma Ã¨ in realtÃ  il Madagascar) e vivono attimi di panico nel rendersi conto che sono in mezzo alla natura. Di lÃ¬ a poco incontreranno i lemuri che organizzano dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rave&lt;/span&gt; colossali in cui canticchiano canzoncine allusive ("&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mi piaci se ti muovi/ mi piace quel che muovi...&lt;/span&gt;"), ma vivono nel costante terrore dei predatori che li fanno scappare a gambe levate. Per una fortunata coincidenza, Alex spaventa questi predatori e dunque i quattro si guadagnano la fiducia e la gratitudine dei Lemuri. Da qui in avanti Alex non mangerÃ  neanche un boccone e quindi la sua indole di predatore comincerÃ  a venire fuori (gli si arriccia pure la criniera, prima cotonata), &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://zvz.net.ru/posters/madagascar.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://zvz.net.ru/posters/madagascar.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;questo ovviamente lo porterÃ  ad avere non pochi problemi con i suoi amici.&lt;br /&gt;Senza anticiparvi un tralaltro scontato finale, posso solo dire che questo prodotto Ã¨ di media qualitÃ . Certo ci sono gustosissime gags e, differentemente da altri cartoni animati comici recenti, non Ã¨ ipercitazionista (le citazioni si limitano a 2). Il problema Ã¨ che la trama presenta un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;concept&lt;/span&gt; datatissimo, i personaggi sono caratterizzati che peggio non si puÃ² (a parte i pinguini) ed alla fine non ti rimangono che scene. Ã‰ la comicitÃ  da caduta per le scale, in sostanza, con generose iniezioni di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;non-sense&lt;/span&gt;, ma senza le sferzanti battute di altri titoli molto piÃ¹ gustosi. Se il compito della comicitÃ  (o comunque del cinema leggero) Ã¨ quello di farti passare una serata piacevole, allora questo riesce in pieno a soddisfare le richieste del pubblico, ma io non vado certo al cinema per questo. Ci sono film che ho visto una volta qualche anno fa, che mi fanno ridere per ore ancora adesso, a ripensarci. In definitiva, Madagascar non Ã¨ molto differente dai peggiori film di Ben Stiller (che tralaltro doppia Alex nella versione americana): divertente se preso a piccole dosi, di una comicitÃ  fatta tutta di cadute, schiaffi e bucce di banana. SarÃ  che, come ho giÃ  detto, Ã¨ un film piÃ¹ per bambini, ma se lo confronto, per esempio a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il re leone&lt;/span&gt; (ed il paragone c'Ã¨ tutto) si notano chiaramente delle differenze qualitative enormi in termini di trama e di sceneggiatura in generale.&lt;br /&gt;Se volete divertirvi senza la minima ombra di impegno psicologico, andate pure a vederlo, altrimenti lasciate perdere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112685532578934404?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112685532578934404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112685532578934404' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112685532578934404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112685532578934404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/09/mi-piace-se-ti-muovi.html' title='&quot;Mi piace se ti muovi...&quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112661059847546816</id><published>2005-09-13T13:22:00.000-07:00</published><updated>2005-09-13T04:29:12.813-07:00</updated><title type='text'>- Senza Parole -</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.cinemacoreano.it/ferro3/immagini/gallerie/ferro305.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.cinemacoreano.it/ferro3/immagini/gallerie/ferro305.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ferro 3 - La casa vuota: &lt;/span&gt;Servono sul serio le parole, per descrivere le emozioni, le sensazioni, i sentimenti? L'amore, per esempio, necessita di frasi sdolcinate e carinerie per dirsi tale? Riuscireste a descrivere il mondo senza l'uso della voce? Kim Ki-duk ci prova. Ed a mio avviso ci riesce. A rischio di fare di questo film "uno dei capolavori del cinema muto". Ma non Ã¨ il film ad essere muto, sono le parole ad essere logore, inutili.&lt;br /&gt;La storia Ã¨ allucinante, anormale, giÃ  dall'inizio: Tae-suk non ha fissa dimora, non ha un lavoro, non possiede nulla a parte qualche vestito ed una moto. Vive piazzando volantini pubblicitari sulle porte, ma questo non Ã¨ il suo lavoro. Se lo fa Ã¨ perchÃ¨ cosÃ¬ puÃ² constatare se le persone che abitano lÃ¬, sono o meno in casa.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.cinemacoreano.it/ferro3/immagini/gallerie/ferro301.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.cinemacoreano.it/ferro3/immagini/gallerie/ferro301.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo, entra nelle abitazioni vuote e ci vive fin quando i proprietari non rientrano. Non ruba o distrugge nulla, non Ã¨ nÃ¨ un ladro nÃ¨ un vandalo: vive solo ai margini, sulle spalle degli altri, ma neanche tanto (fa anche il bucato e ripara gli oggetti non funzionanti). Un giorno come altri entra in una grossa villa. Ma non Ã¨ solo. Sun-hwa, silente nel suo dolore, incastrata in un rapporto di coppia che di certo non vuole, con un marito che la picchia e da cui non vuol essere nemmeno toccata, giace immobile e&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.cinemacoreano.it/ferro3/immagini/download/manif.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.cinemacoreano.it/ferro3/immagini/download/manif.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; lo osserva, inosservata. Quando lui si accorge di lei comincia il loro rapporto silenzioso: lui capisce istantaneamente, senza bisogno di comunicare e quando il marito di lei torna, lui gli da addosso a colpi di palline da golf scagliate con un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ferro 3&lt;/span&gt; appunto. Tae-suk si porta via la donna e comincia la loro vita insieme, il tutto nella piÃ¹ completa afasia. E cosÃ¬, la vicenda scivola, lenta e silente, come un fiume verso il mare, fino ad una conclusione che non ti aspetti, tra cani orrendi e pestaggi epocali.&lt;br /&gt;Di certo questo film Ã¨ atipico: per sentire i primi dialoghi si deve aspettare che la pellicola giri da un bel po' sul vostro schermo. E forse in questo sta la magia: ti aspetti che da un momento all'altro ci sia quella maledetta battuta, che qualcuno provi a pronunciare una parola . Che non viene mai. PerchÃ¨ per fare arte, non servono parole, ma emozioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112661059847546816?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112661059847546816/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112661059847546816' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112661059847546816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112661059847546816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/09/senza-parole.html' title='- Senza Parole -'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112655550676596444</id><published>2005-09-12T22:13:00.000-07:00</published><updated>2005-09-25T03:13:46.226-07:00</updated><title type='text'>"Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ondarock.it/pietremiliari/cover/lungoibordi.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.ondarock.it/pietremiliari/cover/lungoibordi.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Massimo Volume - Lungo i bordi: &lt;/span&gt;ad ascoltare quest'album ci vuole poco. Come ogni disco basta inserirlo nel proprio lettore e parte la musica. Il punto Ã¨ cosa esce dallo stereo, cosa vi entra nelle orecchie: a gettare le fondamenta di questa complessa struttura, c'Ã¨ &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Primo Dio&lt;/span&gt;. Ã‰ subito tutto palesemente chiaro: un basso tesissimo, opprimente, una chiatarra lasciata a ripetere lo stesso arpeggio all'infinito e che poi si lascia andare con dei tuffi al massimo del delay. Tutti suonano come se suonare fosse l'ultima cosa che rimane loro da fare. Poi, d'un tratto, si erge la voce, quasi inattesa. Le corde vocali di Emidio Clementi non cambierranno mai espressione, non canteranno mai, non proveranno nemmeno ad intonarsi alla musica intorno. E tuttavia, sempre piÃ¹, mentre scorrono le tracce, prendi coscienza che quelle note neanche potrebbero essere pensate senza quelle parole. Ti passano davanti storie, vita urbana di persone, di gente, spruzzi di situazioni e di anime qualunque che passeggiano lungo i bordi della vita, del tempo. Le tracce scorrono senza nessun accenno allo skip, sarebbe un sacrilegio privare dell'ascolto anche quei brevi siparietti come "Frammento 1" o "Da qui", che contengono poco piÃ¹ che una frase: ogni goccia di questo distillato di vita e di musica Ã¨ un'emozione unica, preziosa, imperdibile. E dunque Ã¨ davvero arduo individuare una "perla piÃ¹ rara": chi scrive, non lascia mai a casa il pensiero di quest'album, delle sue melodie, delle sue frasi. E dunque, di tutte, probabilmente preferisco quella col testo piÃ¹ angosciante, che ti fa sentire tutto il peso dell'angoscia contenuta in questi 39 minuti: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La notte dell'11 ottobre&lt;/span&gt; Ã¨ dunque forse il classico pezzo che porterei su un'isola deserta. Ma con enorme rammarico. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Inverno 85&lt;/span&gt;, difatti, colpisce al cuore con la sua aria da inno degli sfigati, con quella frase ad effetto, con la citazione di Wicked Gravity. Ã‰ pauroso come parole pronunciate riguardo situazioni cosÃ¬ semplici, ingenue, banali quasi, possano essere imbastite tanto da raggiungere una potenza tale da raggiungere anche l'ascoltatore piÃ¹ distratto. La musica Ã¨ attenta, precisa, indissolubilmente legata all'atmosfera dei testi: il parlato la colora, la sfuma, o viceversa, Ã¨ terribilmente difficile capirlo. Il tutto senza scadere nel virtuosismo, senza mai risultare stucchevole o manierista. Tutto sembra parte di un progetto organico che ha nel basso le sue basi, nella voce il suo apice. Una struttura piramidale volta a lanciare un grido contro noia ed insoddisfazione per una vita che non si vuole accettare come viene.&lt;br /&gt;Un album da avere, da possedere, da vivere e tenere dentro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112655550676596444?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112655550676596444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112655550676596444' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112655550676596444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112655550676596444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/09/mi-sento-come-il-soffitto-di-una.html' title='&quot;Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata&quot;'/><author><name>SleepingCreep</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17241018112793588515</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://fedeliam.altervista.org/immagini/Fede1.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112654926347218694</id><published>2005-09-12T19:57:00.000-07:00</published><updated>2005-09-13T12:49:06.090-07:00</updated><title type='text'>â€œSe la forma scompare la sua radice Ã¨ eternaâ€�</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/selafscomp31.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" height="239" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/selafscomp31.jpg" width="312" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Parto dall'emozione che mi dÃ  un oggetto artigianale, fatto per esempio di vimini intrecciati, la cui struttura archetipa annulla la materia. Dopo, procurandomi l'oggetto, cerco di appropriarmi manualmente della sua struttura disponendolo in varie posizioni finchÃ© non lo sento vivere all'unisono con la mia struttura fisica. A questo punto interseco tale forma con l'immagine di un'energia diversa. Come, per esempio, un tubo al neon".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Solitario, nomade e visionario", come lo ha definito il critico Harald Szeemann, Mario Merz nasce a Milano nel 1925, ma si trasferisce presto a Torino dove intraprende gli studi in medicina senza concluderli.&lt;br /&gt;Nel 1953, autodidatta, Merz si affaccia al panorama dell'arte con una pittura nuova e imprevedibile, di segno astratto-espressionista che prende spunto dall'immagine naturale, disgregandone le forme, in un approdo informale.&lt;br /&gt;Partito da una pittura di riferimento espressionista, di una violenza materica e quasi pÃ nica, carica di rimandi simbolici e visionari, vi tornerÃ  in etÃ  matura, con la serie dei "preistorici": grandi immagini di animali dal sapore ancestrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/che%20fare.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 236px; CURSOR: hand; HEIGHT: 148px" height="174" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/che%20fare.jpg" width="293" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ma negli anni Sessanta sceglie l'installazione e la sperimentazione con materiali eterogenei e contrastanti che formulano un discorso aperto e complesso sul continuo intrecciarsi di mondo naturale e realtÃ  artificiale: ferro, cera, neon, terra, intesi ad un realismo oggettuale di carattere neo- dada. I tubi di neon luminoso sono tracce di energia che Merz inserisce negli oggetti piÃ¹ comuni: bicchieri, bottiglie, ombrelli, come "Che fare?" del 1968, una pentola ripiena di cera e attraversata da una scritta luminescente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eâ€™ cosÃ¬ che Merz dÃ  vita allâ€™ "Arte Povera" che Germano Celant consacrÃ² nel 1967 e che resta ancora oggi il l'avanguardia artistica italiana piÃ¹ nota e conosciuta all'estero.&lt;br /&gt;Mentre negli States esplodeva la pop art, Merz e gli altri sceglievano materie semplici, naturali, il legno, il vetro, il ferro, la corda, per la loro manipolazione artistica, trasformando quei materiali inerti in installazioni e sculture attraversate da energia vitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scriveva allora Celant: â€œMerz parte da una realtÃ  interiore per approdare ad una realtÃ  mondana. Stimolato emotivamente da un gruppo di oggetti familiari, banali, consuetiâ€¦ cerca di appropriarsene, collezionandoli. I suoi agglomerati oggettuali diventano cosÃ¬ gruppo di sensi che evidenziano, mediante lâ€™accostamento e il montaggio di immagini discordi, lâ€™istante di partecipazione emotivo-gnoseologica avvenuta in Merzâ€¦â€�.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Merz, lâ€™artista-alchimista, svolge una profonda ricerca sulle leggi del mondo naturale che lo porta a ribellarsi contro lâ€™ordine â€œcostruitoâ€� che lâ€™uomo ha cercato di imporre.&lt;br /&gt;Di seguito, nellâ€™ambito dellâ€™arte povera, Merz passava alla realizzazione di ambienti nei quali la componente concettuale si univa ad una dimensione esistenziale intensa e violenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta la sua arte Ã¨ un lavoro sull'energia. Nel 1968, lâ€™anno della profonda critica sociale e politica, lâ€™artista propone il primo esemplare della lunga serie di igloo realizzati con i materiali piÃ¹ diversi (creta, tela, pietra, vetro, cemento): una forma archetipica nata dallo sviluppo in tre dimensioni di una spirale. In questa forma, Merz riconosce lâ€™energia strutturale della natura e crea uno "spazio esterno" che "Ã¨ misura di uno spazio interno". &lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/iglooconalbero.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 249px; CURSOR: hand; HEIGHT: 303px" height="309" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/iglooconalbero.jpg" width="249" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gli igloo di Merz collegano l'antico al futuro, la dimensione umana dell'abitare e il rapporto vivo e dirompente con ciÃ² che ci circonda. Con l'igloo l'artista recupera "una forma minimale come la bolla di sapone, cioÃ¨ una membrana sempre tesa al massimo della sua plasticitÃ ...una fusione di tanti linguaggi e tanti pensieri, di osservazioni geometriche, aritmetiche e geografiche: l'uomo ha acquistato diverse facce, un contadino, un marinaio: anche l'igloo assume diverse facce ogni volta che cambia posizione, anche geograficamente". (M.Merz)&lt;br /&gt;Il motivo ricorrente dellâ€™igloo sembra voler chiudere, in un nucleo di forza, lâ€™energia naturale; secondo la massima del generale vietnamita Giap, che Merz cita (â€œse il nemico si concentra, perde spazio, se si allarga perde forzaâ€�), e cosÃ¬ commenta la scelta di questa sua immagine: â€œlâ€™idea Ã¨ rotondaâ€¦ se seguite la massima, tornerete allâ€™inizio e vedrete come essa si scuote e come si calma. Non câ€™Ã¨ chiarimento, non logica, non progresso. Essa Ã¨ una forza dinamica compressaâ€�.&lt;br /&gt;E in nome di questa â€œforzaâ€� in questa sua continua ricerca di energia, Merz recupera, nei suoi lavori recenti (nei quali prosegue anche lâ€™assemblaggio di materiali eterogenei) la pittura, una pittura grondante, di matrice espressionista e barocca, carica di drammatica, intensa, biologica sensualitÃ .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal 1970 questo interesse viene spesso sottolineato con lâ€™inclusione di alcuni numeri che appartengono alla serie di Fibonacci: il matematico pisano aveva infatti individuato nel ritmo elaborato, in cui ogni cifra Ã¨ la somma dei due precedenti, i processi di crescita del mondo organico.&lt;br /&gt;"Nella serie di Fibonacci non ci sono limiti spaziali, perchÃ© lo spazio diventa infinito"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/moleantonell.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/200/moleantonell.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tale serie che in geometria si svolge attraverso in spirali, rimanda ad un'idea di espansione e ritorno ciclico dello spazio-tempo e si presenta come une legge strutturale della natura.&lt;br /&gt;Merz usa e interpreta la progressione numerica di Fibonacci come emblema dell'energia insita nella materia, collocando le cifre realizzate al neon sia sulle proprie opere sia negli ambienti espositivi, come nel 1971 lungo la spirale del Guggenheim Museum di New York, nel 1984 sulla Mole Antonelliana di Torino e nel 1990 sulla Manica Lunga del Castello di Rivoli..&lt;br /&gt;â€œUn numeroâ€� scrive Merz â€œpuÃ² essere una cosa e nientâ€™altro; scritto col neon, esso significa quel singolo numero e nientâ€™altro, scritto in quel modo e in nessun altro. Il neon non Ã¨ un oggetto, ma il fatto che lâ€™elettricitÃ  fluisca attraverso di esso, lo rende meno oggettoâ€�.&lt;br /&gt;â€œIo cerco lâ€™Energia che scorre liberata dalle catene del ritmo, come la musica dellâ€™Indiaâ€�.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allâ€™interno dellâ€™ordine fittizio che lâ€™uomo ha cercato di dare al mondo, si Ã¨ acuita la sua separazione dallâ€™istinto e dalle sensazioni elementari. Merz cerca, con le sue opere, per le quali ricorre a materiali diversi ed eterogenei, unificati dalla luce, il recupero di questa energia elementare che regola la natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal 1976 lavora alla figura simbolica della spirale che successivamente viene associata a quella, &lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/tavolospiralefestino.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 302px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" height="211" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/tavolospiralefestino.jpg" width="302" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;altrettanto ricorrente, del tavolo, sulle cui superfici vengono disposti frutti che, lasciati al loro decorso naturale, introducono nell'opera la dimensione del tempo reale.&lt;br /&gt;o l'utilizzo di materiali che vanno a formare strutture complesse a spirale realizzate con tubolari in ferro, cristallo, pietre, neon, fascine, ortaggi, frutta, giornali come in Tavolo a spirale in tubolare di ferro per festino di giornali datati il giorno del festino, 1976.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine degli anni Settanta Merz recupera la figurazione dipinta, delineando grandi immagini di animali caratterizzati da una forte tradizione mitologica, "preistorici" come li definiva l'artista, come Coccodrillo del Niger (1972-1989), in cui il coccodrillo, creatura archetipica che diventa una metafora della forza distruttiva, del Divoratore: insaziabile, freddo e sanguinario, che divora inesorabilmente tempo e spazio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/coccodrillodelniger1972-79solomonguggenewyork3.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/coccodrillodelniger1972-79solomonguggenewyork3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;In queste opere compaiono animali primordiali come iguana, zebre, tigri o chiocciole (replica dell'interesse per la forma a spirale e l'avvolgersi del tempo su se stesso) che divengono il soggetto di tele e installazioni che tendono a coinvolgere in modo sempre piÃ¹ vasto e potente lo spazio espositivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1981 la CittÃ  di Kassel gli conferisce il premio Arnolde Bolde mentre, due anni dopo, riceve a Vienna il premio intitolato a Oscar Kokoschka.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella â€œpoeticaâ€� di Merz la giustificazione della raccolta e degli accostamenti â€œazzardatiâ€� consiste nel fatto che â€œanimali, vegetali e minerali sono insorti nel mondo dellâ€™arte. Lâ€™artista si sente attratto dalle loro possibilitÃ  fisiche, chimiche, biologiche, e riinizia a sentire lo svolgersi delle cose del mondo, non solo come essere animato, ma produttore di fatti magici e meraviglianti. Lâ€™artista - alchimista organizza le cose viventi e vegetali in fatti magici, lavora alla scoperta del nocciolo delle cose, per ritrovarle ed esaltarle. Il suo lavoro non mira perÃ² a servirsi dei piÃ¹ semplici materiali ed elementi naturali per una descrizione e rappresentazione della natura; quello che lo interessa Ã¨ invece la scoperta, la presentazione, lâ€™insurrezione del valore magico e meravigliante degli elementi naturaliâ€¦ Tutto il suo lavoro tende, di conseguenza, solamente alla dilatazione della sfera del sensibile; non si offre come affermazione, indicazioni di valore, modello di comportamento, ma come prova di esistenza contingente e precariaâ€¦â€� &lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/boccbottrap.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/200/boccbottrap.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ricorso a materiali â€œpoveriâ€�, naturali, antiartistici, la volontÃ  di evidenziare lâ€™energia, di analizzare i processi naturali rivela lâ€™intenzione di fare un uso aformale dei materiali, affidando loro qualitÃ  che interessano soltanto lâ€™arista, secondo una sua ermetica concettualitÃ .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Merz, spostando la visione della realtÃ , ci ha insegnato come il processo conti piÃ¹ dellâ€™opera, ricorrendo allâ€™impoverimento dellâ€™alfabeto segnico per trasformare il messaggio artistico in momento di coinvolgimento emotivo dellâ€™osservatore.&lt;br /&gt;La ricerca sensoriale dellâ€™artista sfocia in combinazioni di elementi industriali e naturali che testimoniano di unâ€™arte legata alla dimensione temporale proprio perchÃ© determinata dalla deperibilitÃ  dei materiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/1600/laspiraleappare.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4116/790/320/laspiraleappare.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Lâ€™artista torinese parte â€œda un pittoricismo addirittura magmatico, sotto la cui scorza, perÃ² Ã¨ giÃ  in azione un motivo strutturale biomorfo, la spirale, o comunque un elemento curvilineo che consente lâ€™irradiazione di una specie di linfa organicaâ€�. (Lara- Vinca Masini)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Linfa che poi si concretizzerÃ  nellâ€™intreccio di tubi al neon che avvolge e illumina di energia vitale gli oggetti e le installazioni realizzati da Merz degli anni â€™60 in avanti.&lt;br /&gt;Se la spirale rappresenta il grande motivo semantico, e fascinosamente misterico allo stesso tempo, presente fin dalle prime prove della maturitÃ  artistica, la luce fredda e gelatinosa del neon rappresenta la concretizzazione dellâ€™idea di energia, di esistenza vitale. Una sorta di metafisica realizzata con mezzi, materiali ed effetti semplici, che innalza la banalitÃ  del quotidiano a livello di arte.&lt;br /&gt;Merz ha coniugato sensorialitÃ  e concettualitÃ  nella sua concezione vitalistica dellâ€™arte.&lt;br /&gt;E qui la forza spiazzante del concettualismo di Merz tocca i suoi vertici. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112654926347218694?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112654926347218694/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112654926347218694' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112654926347218694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112654926347218694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/09/se-la-forma-scompare-la-sua-radice.html' title='â€œSe la forma scompare la sua radice Ã¨ eternaâ€�'/><author><name>occhidaorientale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17813783366199304770</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15893281.post-112524767337679936</id><published>2005-08-28T09:46:00.000-07:00</published><updated>2006-10-31T17:22:42.760-08:00</updated><title type='text'>Dichiarazione d'intenti.</title><content type='html'>Come primo atto del collettivo Holzwege propongo l'assalto all'arma bianca ai tizi che hanno usurpato l'indirizzo &lt;a href="http://holzwege.blogspot.com/"&gt;holzwege.blogspot.com&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Andate in pace.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15893281-112524767337679936?l=collettivoholzwege.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/feeds/112524767337679936/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=15893281&amp;postID=112524767337679936' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112524767337679936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15893281/posts/default/112524767337679936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivoholzwege.blogspot.com/2005/08/dichiarazione-dintenti.html' title='Dichiarazione d&apos;intenti.'/><author><name>Knef</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13826236662716681896</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry></feed>
