"Ridi, e il mondo riderà con te..."
Old Boy: Se dovessi definire con una frase soltanto questa perla di cinema coreano, non potrei che dire: "l'Edipo Re in versione western Tarantiniana". Ma c'è infinitamente di più. Immaginatevi le domande, immaginatevi i perchè. Immaginatevi il motivo per il quale qualcuno possa tenervi rinchiuso per 15 anni in una stanza non più grande di 10 metri quadri. Immaginatevi i giorni, i mesi, gli anni che passano mentre il mondo cresce e si sviluppa a prescindere da voi. Mentre la vostra famiglia - l'unica cosa per la quale vivevate - viene decimata. E la colpa data a voi. Unici compagni di prigionia sono un quadro, una TV ("maestra, amante, compagna...") ed un orologio a cucù. Tutto il necessario per ricordarvi che il tempo passa. Poi, proprio mentre stavate per scavarvi il vostro classico tunnel per scappare, ecco che veniti liberati. E vi chiedete perchè, per 15 anni, siete rimasti là dentro. Ma è la domanda sbagliata.Old Boy è un film cui appare un senso pieno solo alla fine, un film sulle doppie (ma anche triple, quadruple...) facce degli avvenimenti, della realtà che esplodono in un calvario, un pellegrinaggio pieno di simboli, simbolismi e sangue - tanto ed in tutti i sensi - che non vuole essere lavato che con altro sangue. E l'amore, sopprattutto, un amore
inconcepibilmente cattivo ed indotto, vergognoso e sadico, ma allo stesso tempo totale, noncurante. E mortifero. Un paesaggio terribilmente urbano e terribilmente orientale che ricorda a tratti Hana bi di Kitano (i paesaggi ed i personaggi silenziosi), a tratti Kill Bill (la violenza ed il richiamo del sangue), a tratti Il favoloso mondo di Amelie (gli assurdi trip mentali del protagonista). Ma è questione di atmosfere: la trama è originale e ben congegnata ed anche se non vi arriverà addosso nessun colpo di scena, il finale stesso vi travolgerà comunque come un pugno allo stomaco ben assestato.Un film per organi caldi.